E va bene. Mi arrendo alle continue mail che mi chiedono dove sono finito e se sono partito, specie dopo la notizia divulgata da Luca Maspes sul suo sito. In verità, navigo ancora tra le intricate acque del Nord Est, poco linde e molto blinde. Avevo pure promesso un post sul Karakoram in stile alpino. Ma spesso le notizie corrono più veloci - e senza filtri - di chi le produce, creando un'inflazione di interesse nel pubblico e un disagio poco-intelettuale in che ha il compito di rielaborarle. Non foss'altro che al di là della salita e della discesa, per quanto complesse siano la loro ONTOgenesi
[onto è anche raffinato e fugace vocabolo veneto], non si INTRAvede nient'altro.
Comunque sia, questo potrebbe essere il mio ultimo post prima della partenza. Il 17 luglio partirò per il Pakistan, dove da qualche settimana si è aperta la stagione nel Karakoram. E quest'anno ci sono molte spedizioni interessanti. Di
UP Project capitanata da
Luca Maspes si sa già molto, basta entrare in
www.montagna.org per trovare gli aggiornamenti su cosa il gruppo di giovani "climbers" sta combinando nel
Chogolisa Glacier. Qui le possibilità sono davvero molte e non nascondo il fascino che fascia le mie mani vedendo le foto dei luoghi da esplorare. E così i primi risultati cominciano ad arrivare, in un mix di stili e pensieri, definiti da Luca, propriamente,
New Age dell'alpinismo. E' infatti tipico della nuove
waves e delle nuove religioni la fusione di elementi molto distanti in origine e spesso antitetici. Il comune denominatore, qui, la divinità, è la verticalità. Bisogna tuttavia verificare se questa è condizione sufficiente per la qualità delle nostre emozioni e della nostra vita.
Altro luogo da sogno che io e i miei amici vicentini conosciamo da anni
[alla fine del post capirete perché] è quello dove in questi giorni è arrivato
Simone Moro. La zona dei Batura è ricchissima di possibilità, con molte cime secondarie ancora da salire, tra cui l'ampio spalto di ghiaccio e roccia culminante nel
Batura II (7762 m), nuovo importante obiettivo di
www.simonemoro.com.
Sul fronte degli 8000 pakistani qualcosa di interessante si muove sulle pendici meridionali del
Broad Peak dove è attesa una
spedizione bergamasca guidata dalla guida alpina
Roby Piantoni. Al seguito
Mario Merelli,
Denis Urubko,
Sergey Samoilov e forse, post Nanga Parbat,
Silvio Mondinelli. L'obiettivo sarebbe quello di tirare su una bella linea fino alla cima principale, linea già tentata da altre cordate. Facendo qualche passo più in là, sul
K2, tra le molteplici spedizioni in arrivo segnaliamo il duo
Chris Warner e Tao Franken. I due alpinisti americani tenteranno, dopo essersi acclimatati sul Broad Peak, la salita della Via Cesen in puro stile alpino. Non male come progetto, anche se i terribili russi Odintsov e Ruchkin, quelli delle grandi pareti, saranno nascosti da qualche parte con un lungo cannocchiale ad osservare non più il K2, ma il K1, loro prossimo superbo obiettivo.
Infine, eccoci al dunque annusato in partenza, alla spedizione + out per obiettivi, complicazioni, cause prelaterali ed effetti collaterali, almeno per noi, di cui la montagna è parte ed arte. Attenzione a
www.intraisass.it/rakaposhi, al cui link vi invitiamo di accedere con la musica del vostro PC accesa. Il compositore
Stefano Zorzanello, autorevole studioso di musica e paesaggio, ha composto la sigla per farvi entrare in un progetto che stiamo preparando da 5 anni. L'esplorazione, dal punto di vista alpinistico, è uno dei poli per l'alpinismo contemporaneo: lo sperone più lungo del mondo, 2
EverestNormodotati, 1,5
K2NormeUNI, 10
NordRosegStandard, insomma una gran bella montagna che l'esploratore alpinista
Leo Klimmer ha ritratto mediante uno dei più possenti scatti che ci sia capitato di vedere in natura, eseguito poco sotto la cima del
Sani Pokush, a quasi 7000 metri nel
Batura Range, e chi vi consigliamo di apprezzare attraverso l'animazione a schermo intero
[clicca qui + F11 sulla tastiera + un po' di pazienza :-]. Per fare questa esplorazione avevo in mente una squadra da sogno. Il fatto è che tutti i miei alpinisti da sogno, peraltro amici-amici, miei, mi hanno detto di sì! Brevemente: l'americano
Carlos Buhler, uno dei più grandi alpinisti contemporanei che io avevo imparato a conoscere sul mitico libro di Fanshawe e Venables,
Himalaya in stile alpino, e del quale sono diventato amico e compagno di esplorazione nella mia precedente avventura in Pakistan
[Carlos torna dalla via nuova sul Melungtse con Jury Koshelenko e Nikolay Totmyanin]; il primierotto
Renzo Corona, una delle più forti e silenziose guide alpine italiane
[chi sa sa, chi non sa dovrebbe prendere a bastonate gli usci delle riviste di settore per non aver raccontato le splendide prime ascensioni, invernali e ripetizioni che questo signore alpinista ha fatto in vent'anni di attività (ricordate la Cattedrale di cui ampio reportage su intraisass.it: non vi siete mai chiesto chi ha fatto la prima ripetizione, nonché invernale??)]; il bergamasco super
Ivo Ferrari, di cui è meglio non parlare e, in questi giorni, di non parlargli
[al solo nome Rakaposhi gli spuntano le picche alle mani per fare una piolet traction devastante sull'immaginazione di ogni improvvido interlocutore]; quindi due dei miei fedeli compagni vicentini della spedizione
Chiantar 2000 a cui accennavo, e non solo, i tenaci
Mirco Scarso e
Michele Romio. Ad aiutarci nella nostra esplorazione multidisciplinare, infine, due reporter d'eccezione, la canadese
Crista-Lee Mitchell e il vicentino
Alessandro Pianalto. Ma sul
Rakaposhi, 7788m, montagna importantissima per storia esplorativa e bacino antropologico, e sul nostro progetto troverete tutto sul sito
www.intraisass.it/rakaposhi. Fosse solo la montagna il nostro obiettivo. E tutto il resto? Ciò che c'è dietro, davanti, dentro, fuori, prima, dopo? Noi ci proviamo, ma non so se ce la faremo, anche solo a raccontarlo. Magari in questo blog.