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giovedì, 23 giugno 2005

KARAKORAM 2005!

postato da albertoperuffo alle 12:02 in alpinismo extraeuropeo
E va bene. Mi arrendo alle continue mail che mi chiedono dove sono finito e se sono partito, specie dopo la notizia divulgata da Luca Maspes sul suo sito. In verità, navigo ancora tra le intricate acque del Nord Est, poco linde e molto blinde. Avevo pure promesso un post sul Karakoram in stile alpino. Ma spesso le notizie corrono più veloci - e senza filtri - di chi le produce, creando un'inflazione di interesse nel pubblico e un disagio poco-intelettuale in che ha il compito di rielaborarle. Non foss'altro che al di là della salita e della discesa, per quanto complesse siano la loro ONTOgenesi [onto è anche raffinato e fugace vocabolo veneto], non si INTRAvede nient'altro.
Comunque sia, questo potrebbe essere il mio ultimo post prima della partenza. Il 17 luglio partirò per il Pakistan, dove da qualche settimana si è aperta la stagione nel Karakoram. E quest'anno ci sono molte spedizioni interessanti. Di UP Project capitanata da Luca Maspes si sa già molto, basta entrare in www.montagna.org per trovare gli aggiornamenti su cosa il gruppo di giovani "climbers" sta combinando nel Chogolisa Glacier. Qui le possibilità sono davvero molte e non nascondo il fascino che fascia le mie mani vedendo le foto dei luoghi da esplorare. E così i primi risultati cominciano ad arrivare, in un mix di stili e pensieri, definiti da Luca, propriamente, New Age dell'alpinismo. E' infatti tipico della nuove waves e delle nuove religioni la fusione di elementi molto distanti in origine e spesso antitetici. Il comune denominatore, qui, la divinità, è la verticalità. Bisogna tuttavia verificare se questa è condizione sufficiente per la qualità delle nostre emozioni e della nostra vita.
Altro luogo da sogno che io e i miei amici vicentini conosciamo da anni [alla fine del post capirete perché] è quello dove in questi giorni è arrivato Simone Moro. La zona dei Batura è ricchissima di possibilità, con molte cime secondarie ancora da salire, tra cui l'ampio spalto di ghiaccio e roccia culminante nel Batura II (7762 m), nuovo importante obiettivo di www.simonemoro.com.
Sul fronte degli 8000 pakistani qualcosa di interessante si muove sulle pendici meridionali del Broad Peak dove è attesa una spedizione bergamasca guidata dalla guida alpina Roby Piantoni. Al seguito Mario Merelli, Denis Urubko, Sergey Samoilov e forse, post Nanga Parbat, Silvio Mondinelli. L'obiettivo sarebbe quello di tirare su una bella linea fino alla cima principale, linea già tentata da altre cordate. Facendo qualche passo più in là, sul K2, tra le molteplici spedizioni in arrivo segnaliamo il duo Chris Warner e Tao Franken. I due alpinisti americani tenteranno, dopo essersi acclimatati sul Broad Peak, la salita della Via Cesen in puro stile alpino. Non male come progetto, anche se i terribili russi Odintsov e Ruchkin, quelli delle grandi pareti, saranno nascosti da qualche parte con un lungo cannocchiale ad osservare non più il K2, ma il K1, loro prossimo superbo obiettivo.
Infine, eccoci al dunque annusato in partenza, alla spedizione + out per obiettivi, complicazioni, cause prelaterali ed effetti collaterali, almeno per noi, di cui la montagna è parte ed arte. Attenzione a www.intraisass.it/rakaposhi, al cui link vi invitiamo di accedere con la musica del vostro PC accesa. Il compositore Stefano Zorzanello, autorevole studioso di musica e paesaggio, ha composto la sigla per farvi entrare in un progetto che stiamo preparando da 5 anni. L'esplorazione, dal punto di vista alpinistico, è uno dei poli per l'alpinismo contemporaneo: lo sperone più lungo del mondo, 2EverestNormodotati, 1,5K2NormeUNI, 10NordRosegStandard, insomma una gran bella montagna che l'esploratore alpinista Leo Klimmer ha ritratto mediante uno dei più possenti scatti che ci sia capitato di vedere in natura, eseguito poco sotto la cima del Sani Pokush, a quasi 7000 metri nel Batura Range, e chi vi consigliamo di apprezzare attraverso l'animazione a schermo intero [clicca qui + F11 sulla tastiera + un po' di pazienza :-]. Per fare questa esplorazione avevo in mente una squadra da sogno. Il fatto è che tutti i miei alpinisti da sogno, peraltro amici-amici, miei, mi hanno detto di sì! Brevemente: l'americano Carlos Buhler, uno dei più grandi alpinisti contemporanei che io avevo imparato a conoscere sul mitico libro di Fanshawe e Venables, Himalaya in stile alpino, e del quale sono diventato amico e compagno di esplorazione nella mia precedente avventura in Pakistan [Carlos torna dalla via nuova sul Melungtse con Jury Koshelenko e Nikolay Totmyanin]; il primierotto Renzo Corona, una delle più forti e silenziose guide alpine italiane [chi sa sa, chi non sa dovrebbe prendere a bastonate gli usci delle riviste di settore per non aver raccontato le splendide prime ascensioni, invernali e ripetizioni che questo signore alpinista ha fatto in vent'anni di attività (ricordate la Cattedrale di cui ampio reportage su intraisass.it: non vi siete mai chiesto chi ha fatto la prima ripetizione, nonché invernale??)]; il bergamasco superIvo Ferrari, di cui è meglio non parlare e, in questi giorni, di non parlargli [al solo nome Rakaposhi gli spuntano le picche alle mani per fare una piolet traction devastante sull'immaginazione di ogni improvvido interlocutore]; quindi due dei miei fedeli compagni vicentini della spedizione Chiantar 2000 a cui accennavo, e non solo, i tenaci Mirco Scarso e Michele Romio. Ad aiutarci nella nostra esplorazione multidisciplinare, infine, due reporter d'eccezione, la canadese Crista-Lee Mitchell e il vicentino Alessandro Pianalto. Ma sul Rakaposhi, 7788m, montagna importantissima per storia esplorativa e bacino antropologico, e sul nostro progetto troverete tutto sul sito www.intraisass.it/rakaposhi. Fosse solo la montagna il nostro obiettivo. E tutto il resto? Ciò che c'è dietro, davanti, dentro, fuori, prima, dopo? Noi ci proviamo, ma non so se ce la faremo, anche solo a raccontarlo. Magari in questo blog.

Commenti
#1   24 Giugno 2005 - 10:14
 
Ciao Alberto.
Purtroppo per Renzo Corona ed altri alpinisti doc (tipo Bruno De Donà, tanto per intenderci, uno di quelli che devi andare a scovare con il lanternino) sono arrivato tardi (causa giovane età) alle riviste di settore. Comunque, non appena ho avuto l'occasione, ho cercato di recuperare il terreno perduto. Così (oltre che cantare a voce spiegata, con il rischio di rimanere afono, le gesta di Ivo), parlando proprio della salita in libera da parte di Pietro Dal Pra della "Cattedrale" di Graziano Maffei (sulla "Rivista della montagna"), non ho potuto resistere alla "tentazione" di ricordare il "Feo" citando la grande impresa di Renzo (che, sottolineo, lo stesso Dal Pra ha ben fissata nella memoria).
Ecco dunque quanto scrivevo ("Rivista della montagna", febbraio 2005):

Ardua, impossibile impresa raccontare efficacemente Graziano Feo Maffei (1939-1994) in poche righe. Diremo soltanto che mentre l’alpinismo e il mondo corrono su sgangherati binari, quel personaggio unico, addirittura incredibile, ci guarda ancora con quel suo immancabile sorriso da poeta naïf. Qualche lettore, forse, non ne avrà mai sentito parlare e allora, quale “antipasto” ad una conoscenza più profonda, ricordiamo i suoi capolavori - uno dei quali si chiama proprio Vie dell’Arte - sulle pareti dolomitiche della Vallaccia, del Catinaccio, in Civetta, sul Sass Maor, sul Sass d’la Crusc e quelli sulla Marmolada tra cui, oltre alla Via della Cattedrale (salita in prima ripetizione e invernale da Mauro Fronza e Renzo Corona: un’impresa da incubo, con lunghissimo volo e fratture in varie parti del corpo…), la Karol Wojtyla sul bellissimo Pilastro Lindo. E a proposito di quest’ultima via, aperta dal 6 al 10 settembre 1979, Marco Furlani è lapidario, chiarissimo: «È ben più dura, in ogni senso, di quella del Pesce, tracciata due anni dopo». Il senso dell’alpinismo di Graziano Maffei? Ci piace lasciarlo esprimere a Paolo Leoni, tanto forte quanto schivo compagno di cordata del Feo: «Ciodi, corda, moschetom / i ne pesava sul gropom (ci pesavano sulla schiena, ndr), / ma l’entusiasmo e l’alegria / i ne meteva sula via (ci mettevano sulla via, ndr)».

Tanti saluti e buon Raka.

Carlo
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#2   24 Giugno 2005 - 13:53
 
ciao Carlo,
ricordo bene il tuo articolo

ovviamente la mia è una provocazione rivolta al passato, e tu ben sai quanta storia si è oscurata

Visto che ci sono, colgo l'occasione per integrare il post:

domenticavo che un'altra importante spedizione del Karakoram di quest'anno sarà quella dei fratelli Benegas sul versante settentrionale del Latok 1

grandi cose possiamo aspettarci da questa straordinaria cordata

un caro saluto
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#3   06 Luglio 2005 - 11:01
 
ritengo opportuno pubblicare alcuni stralci di email che ci siamo scambiati io e Fabio Favaretto in merito a questo post

Può fare un po' di luce su come funziona il blog e sulle difficoltà legate alla cronaca, nonché sulla distinzione cronaca/approfondimento

Lettera di Fabio Favaretto del 26/06/05

>>>
Leggo, tra le ultime news del vostro interessante sito, una annotazione incidentale che merita, a mio parere, qualche puntualizzazione. Mi riferisco in particolare alla guida alpina Renzo Corona, in partenza per un'impegnativa spedizione in Himalaya: a proposito della sua notevolissima attività alpinistica in circa un ventennio sulle Dolomiti, denunciate una presunta omertà da parte delle riviste di settore invitando addirittura a "prendere a bastonate gli usci" delle medesime...Orbene, a parte il tono, permettetemi di dire, un tantino esagerato ( ! ), vorrei osservare un dato che non credo vi sfugga. Esistono molti alpinisti,anche di punta, che non amano pubblicizzare la propria attività. Altri che lo fanno solo attraverso canali esclusivi e privilegiati (sponsor, giornalisti di loro fiducia o addirittura compagni di cordata...), altri, infine, che per divulgare notizie chiedono soldi...Sono realtà di fatto, con cui più volte, in quasi vent'anni di collaborazione con la rivista Alp, ho dovuto fare personalmente i conti (e potrei citare anche i nomi, ma sarebbe antipatico).

Questo non è comunque il caso di Renzo Corona, alpinista certamente poco incline alla pubblica ribalta, ma della cui attività sulle Dolomiti (compresa la drammatica prima invernale della via della Cattedrale alla Marmolada ), più volte ho riferito negli anni passati, assieme all'amico e collega Andrea Zannini, sulle pagine di Alp. A riprova, vi inviterei a sfogliare i numeri usciti alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90 (tra gli altri, i numeri 47, 48, 97 ecc.).

La scelta di non dare pubblicità alla propria attività alpinistica è senz'altro una scelta rispettabilissima ( sempre che non sia dettata da secondi fini...), basta però non prendersela con le "riviste di settore" quando poi non pubblicano notizie che non si sono volute fornire.

Con i più cordiali saluti.

Fabio Favaretto, Mestre


Lettera di Alberto Peruffo del 28/06/05

>>>
gentile Fabio

hai ragione

credo di avere sbagliato con il tono, anche se la mia era una provocazione per “abbattere” gli “usci”, da una parte e dall’altra

è una regola della scrittura delle mie news non autocensurarsi

altrimenti difficilmente solleverebbero dibattito

a volte sbaglio

d’altra parte la mia riflessione era scaturita da un mio vecchio colloquio con Renzo e con altri amici che mi facevano la stessa rimostranza a riguardo di articoli di approfondimento sull’alpinismo dolomitico (e non quindi cronaca) che hanno mai visto la luce in alcune redazioni, ALP compresa

parlo infatti di RACCONTARE non di DARE NOTIZIA, cosa che tu fai bene (da anni seguo il tuo lavoro)

il problema delle notizie sul mondo dell’alpinismo tu e io lo conosciamo molto bene

è proprio ANCHE per questo che sono nate le news di intraisass, per dare stimoli di approfondimento per chi non fa solo cronaca...


alberto peruffo


Lettera di Fabio Favaretto del 28/06/05

>>>
Ti ringrazio per la cordiale risposta...
...Sul fatto però che le riviste di settore dovrebbero avere molta più professionalità giornalistica nel cercare le notizie e nel raccontare i fatti e le figure meno note, sono abbastanza d'accordo...

Fabio Favaretto

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