Una delle pagine più intense che mi ricordi di avere letto su di un libro di alpinismo si trova in “Montagne … e volontà” (Diario alpinistico di Angelo Ursella) edito a cura di Beppe ed Italo Zandonella che possiedo nella sua terza edizione del maggio 1977.
Si tratta di un breve capitolo, il numero XXVII e si chiama “Tenerezza”.
Fra le varie lettere che mi giungono, trovo anche quella di una ragazza di Cavedine, un paese nei pressi di Trento. Trovo tanta gentilezza nelle sue parole e l’invito a trascorrere una domenica assieme. Il suo nome è Graziella.
Un giorno trovo in una lettera la sua foto: è veramente molto carina!
Domenica 9 novembre 1969. Alle cinque del mattino lascio Buia alle mie spalle con l’intenzione di portarmi a Cavedine.
Alcune ore di viaggio e raggiungo il paese.
Un giovane mi accompagna all’abitazione di Graziella.
Mi batte il cuore.
Ecco, vedo una ragazza, è molto bella, è Graziella.
Mi fa entrare in casa, vuole che mi fermi per il pranzo.
Mi sento un pò imbarazzato. Per fortuna Giovanni, il fratello, alpinista come me, avvia la conversazione parlando di montagna.
Graziella parla poco, forse è timida, come lo sono io.
Nel pomeriggio mi porta a scoprire le tiepide rive del lago di Toblino che si apre all’ombra della vertiginosa parete del Piccolo Dain. Rimango impressionato alla vista di tale poderosa lavagna. Il viaggio prosegue poi verso Riva del Garda.
Di qui raggiungiamo un paesino dove c'è in programma una piccola festa.
Un buon profumo di castagne riscalda l’atmosfera. Mostro a Graziella alcune foto delle mie scalate. Lei guarda a lungo. E tace.
La osservo mentre cambia i dischi; è sempre silenziosa. Lo è da sempre?
Mi sento impacciato, vorrei ballare con lei, ma è impossibile.
Non so ballare!
E penso alle mie montagne. Lassù posso essere ben grande, grandissimo, ma qui, in questo momento, mi sento tanto piccolo, incapace di reagire alla mia timidezza.
Devo andare via è troppo umiliante.
Credo che lei abbia capito.
“Quando ci rivediamo?”
“Forse ai campionati mondiali in Val Gardena”.
“Allora aspetto la tua lettera”.
”Si, va bene”.
“Mi dispiace, Graziella, sai non sono il tipo, devi scusarmi”.
“Neppure io ho la parola facile”.
E’ tutto. Salgo in macchina.
Ed ecco l’imprevedibile… il suo viso vicinissimo, il bacio.
Rimango attonito. Dopo tanto silenzio, il suo gesto ha voluto dire tutto?
Oppure che si tratti di commiserazione?
Sono sconvolto.
Faccio il viaggio di ritorno come in un sogno, pensando solo a quell’attimo.
Dovrei incontrarmi a Trento con Sam e Tarcisio Pedrotti, ma sono troppo sconvolto per farlo.
Era “troppo sconvolto” il tenerissimo Angelo Ursella che si sentiva “grandissimo lassù sulle montagne ma piccolo e incapace di reagire alla mia timidezza” di fronte ad una ragazza, al punto da temere di essere commiserato piuttosto che riconoscere in un bacio la timida promessa di un possibile amore. Alla fine però aveva trovato la forza di scriverle “per dirle tutto ciò che in quella sera il nostro silenzio aveva nascosto”.
E l’aveva rivista e frequentata, pur se tra un’arrampicata e l’altra.
Di una breve vacanza di fine aprile 1970 scrive: “A casa ci troviamo tutti e quattro per le foto di rito. Poi mi congedo dagli amici e trascorro un magnifico pomeriggio con Graziella. Ho passato come in un sogno questi quattro giorni. Vorrei che questa felicità durasse mille anni!”
Ma il destino aveva ben altri progetti per “il ragazzo di Buia” e lo attendeva di lì a pochi mesi sulla parete nord dell’Eiger, lungo la via aperta nel 1938 da Anderl Heckmair, Ludwig Vorg, Heinrich Harrer, Fritz Kasparek.
Scrive con profonda tristezza Beppe Zandonella:
“Angelo è caduto a
Così finì la vita del “puro, semplice, generoso” Angelo Ursella, il pomeriggio del 16 luglio 1970: aveva appena 23 anni ed avrebbe meritato molto di più dalla vita.
