Erano andati all’attacco assieme, al mattino, Gabriel e Mike, l’altro istruttore, perché
Ma era un rebus rientrare da quella via, specie dopo aver superato la difficile traversata di quinto grado, e loro l’avevano passata senza porsi il problema della roccia scivolosa e bagnata, precludendosi la possibilità di scendere. Ad un certo punto, si vide evidente dal basso che il primo della cordata stava traversando decisamente a sinistra, fino a giungere ad imboccare il grande Vertical Canyon che incide, come una grande ferita, la parte alta delle Zebra Striped Plates.
“Ottima intuizione! – disse qualcuno – Lì è più facile e basterà che seguano la grande spaccatura per sbucare sulla cengia superiore. Da lì riusciranno a scendere anche col buio”. La cordata si muoveva molto velocemente ora. Fin che ci fu un po’ di luce li videro progredire rapidi e regolari. Ma il buio fu altrettanto veloce e li sorprese prima che potessero uscire dal budello del Vertical Canyon. Non era una situazione grave, soltanto un po’ assurda: non si era mai sentito di un bivacco alle Zebra Striped Plates.
“Possiamo chiamare i Firemen. – dissero quelli dello Zebra Mini Store – Sono venuti altre volte: hanno una potente fotocellula in grado di illuminare la parete”. Così fecero. Ma intanto Mark e Gabriel avevano acquistato una torcia elettrica al vicino Service e, prese una paio di corde, si erano incamminati verso le pareti, seguiti da Fabius e Maurice, con l’intento di calarsi fino a raggiungere la cordata ferma nel Vertical Canyon. Erano saliti veloci fino alla cengia sopra le Plates dove sbucano tutte le vie della parete quando, improvvisamente furono investiti da una luce fortissima proveniente dal fondo valle: era la fotocellula dei Firemen. Bisognava sforzarsi di non guardare in direzione della luce per non rimanere abbagliati. Così fecero e proseguirono fin quasi al fondo della cengia per fermarsi ad un chiodo di sosta. Da lì Gabriel aveva potuto calare Mark verso lo sbocco del Vertical Canyon. Poterono comunicare con i tre che si trovavano poco più sotto. “State tranquilli. Qui stiamo bene. – disse Mike – Abbiamo trovato un buon posto per bivaccare.” “Ma quale bivacco – rispose Mark, quasi indispettito – adesso vi calo una corda e vi recuperiamo”. Così fecero e, in sicurezza, poterono far loro risalire l’ultimo tratto di venti metri del Vertical Canyon, che li aveva bloccati. Gabriel li recuperò alla cengia e, tutt’insieme, sempre seguiti dal potente fascio di luce proveniente dalla valle, ripercorsero, ancora una volta, la cengia di discesa. Una telefonata alle famiglie (…ceniamo fuori, arriviamo un po’ più tardi…) aveva evitato anche l’incombenza di dare spiegazioni a casa. L’avventura si era conclusa felicemente: nonostante la visibile irritazione di Mark per quel contrattempo indesiderato e un po’ di mortificazione sul volto di Mike e di Steve, gli altri si erano sentiti un po’ più amici e solidali. Gabriel dormì soddisfatto quella notte, anche se sognò ripetutamente quel fascio di luce potente che lo abbagliava.
Adesso, rapito dal ricordo, Gabriel non si è quasi accorto di essere giunto alla fine della traversata. Oramai si è fatto buio tutt’intorno, solo quel faro illumina le mura storiche e alimenta i suoi ricordi. Toglie le scarpette da arrampicata, rimette le scarpe da tennis, infila la felpa e torna verso casa soddisfatto. Quel ricordo così intenso lo ha appagato e l’allenamento gli è sembrato lunghissimo. Come se avesse arrampicato alle Zebra Striped Plates.
... riprendiamo il discorso dove ci eravamo fermati qualche giorno fa e, approfittando dell'ultimo comunicato stampa diffuso dall'organizzazione di Oltre le Vette, ci dilunghiamo un attimo sulle diverse mostre al nastro di partenza nell'ambito della manifestazione bellunese sull'alpinismo e sulla cultura di montagna.Riceviamo e pubblichiamo.
Ritorna a Torino il salone della montagna. Una formula del tutto nuova. Il salone, che parte dall’esperienza dei Giochi Olimpici Invernali 2006, mette al centro la montagna come ricchezza, come innovazione, come esperienza e si sviluppa nel contesto dell’Euroregione Alpi Mediterraneo. È Alpi365 Expo – Biennale delle montagne che si svolgerà nel Terzo Padiglione del Lingotto Fiere di Torino da giovedì 4 a domenica 7 ottobre 2007.
Alpi365 Expo è un progetto promosso dalla Regione Piemonte. L’organizzazione dell’esposizione è a cura della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura con la collaborazione di Biella Intraprendere spa. Il progetto culturale è stato realizzato da Federica Beux, Enrico Camanni, Francesca Panero e Pierangela Piazza. Il comitato scientifico che ha discusso e coordinato gli eventi è composto da Aldo Audisio, Stefania Belmondo, Mauro Carena, Ines Cavalcanti, Giuseppe De Matteis, Antoniotto Guidobono Cavalchini, Daniele Jallà, Luca Mercalli, Silvio Mondinelli, Pietro Passerin d’Entreves, Carlo Petrini, Teresio Valsesia, ed è stato presieduto da Rinaldo Bontempi. Alpi365 Expo intende far scoprire al visitatore le infinite opportunità che la montagna offre. Un nuovo punto di riferimento per chi promuove la montagna in ogni sua dimensione. Per mostrare i nuovi modelli di sviluppo della montagna, Alpi365 Expo si presenta con un inedito modello espositivo, che conduce il visitatore ad interagire con i quattro temi centrali della manifestazione: Cultura, Abitabilità, Risorse e Sapori.
Il percorso espositivo si struttura attraverso tre livelli:
Informazione – I Tunnel
Nei Tunnel il visitatore ha un primo approccio di tipo emozionale alle realtà della montagna. Il visitatore è sollecitato da immagini video, oggetti, ricostruzioni scenografiche, rumori, profumi per cogliere i diversi aspetti della realtà montana. Ogni tunnel è dedicato a uno dei quattro temi centrali: Cultura, Abitabilità, Risorse e Sapori.
Approfondimento – Le Piazze
Le Piazze di Alpi365 Expo sono luoghi da vivere lentamente dove il visitatore approfondisce i temi centrali ed entra in contatto con i progetti di eccellenza, sostenuti da istituzioni pubbliche e soggetti privati. In mostra oltre un centinaio di progetti-pilota che mostrano l’innovazione e la creatività dei territori montani in tutti i campi, dall’ambiente alla produzione, spesso in modo trasversale.
Vetrina commerciale – Il Mercato
Nel Mercato che copre un’area di 1783 m2, la vetrina ospita 45 tra servizi, aziende ed attività commerciali, grazie alla preziosa collaborazione con le Comunità montane, le Camere di Commercio e le Province. In quest’area è possibile non solo scoprire, ma anche acquistare ciò che viene prodotto in montagna e per la montagna: dall’attrezzatura sportiva all’abbigliamento, dagli oggetti artigianali ai prodotti enogastronomici, dai pacchetti turistici ai libri e ai video dedicati alle montagne. Tecnologia, innovazione e originalità sono le caratteristiche comuni dei prodotti esposti.
In quest’area il visitatore entra in contatto con l’Euroregione Alpi Mediterraneo, che Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Rhône-Alpes e PACA hanno costituito il 10 luglio 2006. Un contesto di straordinario interesse e rappresentativo di 17 milioni di cittadini con un ruolo strategico in ambito europeo.
Alpi365 Expo si estende nell’area esterna del Lingotto. Questa immensa piazza all’aperto è identificata da forti elementi di spettacolarità dedicati a prototipi di sport, simulazioni di attività di soccorso e di tutela del territorio montano realizzate da Soccorso Alpino, Anticendio Boschivo, Protezione Civile e Arpa. Tra un’esibizione e l’altra, è possibile gustare un pasto di montagna in un vero e proprio rifugio gestito dall’Agrap.
Alpi365 Expo si configura come un eccezionale momento di confronto a disposizione di tutti i visitatori. Un calendario di appuntamenti diviso tra eventi in piazza, seminari, workshop, concerti e reading. Sbarcheranno a Torino alcune tra le “star” degli sport di montagna. Innanzitutto l’alpinismo rappresentato dal grande himalayista e cineasta Kurt Diemberger che dialogherà con l’alpinista Umberto Pellizzari sui due aspetti del verticale: il su e il giù. Poi lo straordinario ghiacciatore Patrick Gabarrou che racconterà il suo rapporto con il Cervino e Maurizio Manolo Zanolla che ha vissuto in prima persona tutte le evoluzioni dell’arrampicata libera durante la sua ormai trentennale carriera. La giornata di domenica sarà colorata di rosa con la presenza di due importanti rappresentanti del mondo delle gare di arrampicata di ieri e di oggi: Catherine Destivelle e Jenny Lavarda. Sarà ospite dell’Expo anche Silvio “Gnaro” Mondinelli, reduce dalla conquista del quattordicesimo Ottomila senza l’ausilio dell’ossigeno. L’alpinismo verrà inoltre raccontato da Kay Rush, showgirl che ha conosciuto questo mondo appassionandosene attraverso gli occhi della profana.
Quattro grandi convegni
Ogni giorno un tema, un’analisi, una sfida per la montagna, che trova sintesi in un convegno promosso dal comitato scientifico di Alpi 365, con la partecipazione di molte e illustri personalità del mondo accademico, politico, culturale, e rappresentanti della società civile. In apertura, giovedì 4 ottobre, un dibattito istituzionale sulle nuove politiche per la montagna con esponenti del Governo e i Presidenti delle regioni facenti parte dell’Euroregione Alpi-Mediterraneo e delle altre regioni italiane. Venerdì 5 ottobre è la giornata dedicata ad ambiente e montagna. Sabato invece nel segno della promozione sportiva in montagna, con un evento tra talk-show, workshop e spettacolo, dal titolo Sport in montagna nelle quattro stagioni. Al convegno della domenica, Città e montagna, un solo mondo, il compito di sviluppare il tema che lega l’intera programmazione di Alpi365 raccogliendo le suggestioni e gli spunti delle giornate precedenti.
I grandi scalatori della storia del ciclismo
Le grandi montagne, i grandi campioni. Da sempre l’epopea del ciclismo si crea in salita: così nascono le memorabili imprese al Tour de France e al Giro d’Italia. Accadeva nell’epoca eroica e accade ancora oggi, nonostante gli scandali e i problemi chimici ed etici di questo popolarissimo sport. Dall’unione tra ciclismo e montagne nasce "Quando la strada sale", una serie di incontri con protagonisti di ieri e di oggi. Per ricordare, ma soprattutto per raccontare.
L’accostamento propone quattro testimoni di rilievo e quattro figure memorabili. Il 4 ottobre (Lingotto, Sala Azzurra, ore 17) Francesco Moser parlerà degli scalatori puri da Gaul ai giorni nostri. Il 5 ottobre (Sala Azzurra, ore 18,30) Davide Cassani rivivrà i giorni di Marco Pantani. Il 6 ottobre (Spazio Incontri B, ore 18.30) Nino Defilippis racconterà Fausto Coppi. Infine, il 7 ottobre (Spazio Incontri B, ore 18.30) Giancarlo Astrua, insieme a Beppe Conti, ricorderà Gino Bartali. Gli incontri saranno condotti da Maurizio Crosetti, inviato speciale di Repubblica.
I pionieri dell’alpinismo
I giornalisti Leonardo Bizzaro e Roberto Mantovani curano una retrospettiva con reading e documenti di repertorio su alcune delle figure più celebri dell’alpinismo degli albori quali: A.F. Mummery, Eric Shipton, Harald Smith e Luigi Amedeo di Savoia “Duca degli Abruzzi”.
Le minoranze linguistiche
Da venerdì a domenica ogni giorno è dedicato a una comunità e alla relativa lingua minoritaria presente sul territorio piemontese e valdostano (franco-provenzali, occitani e walser). Gli interventi sono di vario genere: spettacoli, conferenze, danze e folklore.
Fuori Expo…
Alpi 365 Expo invade la città. Eataly, Museo Nazionale della Montagna diventano nei giorni dell’Expo luoghi dedicati a laboratori enogastronomici, mostre, retrospettive ed incontri. E grazie alla banda larga alcuni rifugi alpini piemontesi saranno collegati in tempo reale con l’Expo. Un’altra dimostrazione della tecnologia che avvicina la città alla montagna.
Come e dove?
Alpi365 Expo si tiene al Lingotto Fiere via Nizza 280, 10126 – Torino da giovedì 4 a domenica 7 ottobre. Orario: giovedì, venerdì e domenica dalle 10 alle 20, sabato dalle 10 alle 23. Ingresso: 7 €. Ridotto Ragazzi under 18, Universitari, Over 65, Militari, Comitive, Scuole: 5 €. Ridotto Junior (bambini tra i 3 ed i 10 anni): 2 €. Abbonamento (valido quattro giorni): 12 €. Disabili (ed accompagnatore): ingresso gratuito.
ALTE MONTAGNEA Gabriel piace, per allenarsi all’arrampicata, recarsi alle mura della sua città. Nelle fessure e negli interstizi fra un mattone e l’altro trovano presa le dita delle mani, giuste giuste e, nelle piccole nicchie dove qualche pezzo di mattone si è staccato, vanno in appoggio preciso le punte delle scarpette. Non gli interessa tanto il tipo di allenamento, che pure è utile, quanto il fatto di poter stare all’aria aperta, di godere del tepore del sole, particolarmente gradevole in primavera e in autunno, quanto sgarbatamente caldo e insistente nel pieno dell’estate. Durante l’inverno anche lui si rassegna ad andare al climbing wall della città: unica soluzione praticabile se vuole continuare a svolgere allenamento specifico per l’arrampicata. Una sera di un ottobre stranamente mite si trova alle mura, dopo una giornata di lavoro particolarmente lunga, quasi all’imbrunire, per quello che sarà probabilmente l’ultimo allenamento all’aperto della stagione. Sta facendo tardi Gabriel, se ne rende conto quando gli appoggi sul muro iniziano a diventare meno evidenti e definiti e quando le mosquitos cominciano a pungerlo nelle gambe attraverso la tuta, attratte dal calore del suo corpo che si muove accaldato nella sera umida. Ma nonostante questo non vuole mollare. Non ha ancora “macinato” lo stress di quella noiosa giornata di lavoro. Continua a scrutare nella penombra per individuare gli appoggi sempre meno visibili e, ad un certo punto, quasi con meraviglia, si avvede della sua ombra proiettata sul muro. Nemmeno si era accorto del rapido avanzare del buio e dei proiettori che si erano accesi ad illuminare le mura storiche, aumentando progressivamente l’intensità della luce. Ora le sporgenze del muro diventano tante piccole ombre che vanno ad aumentare la difficoltà del procedere e poi, avvicinandosi in direzione del proiettore, ne rimane quasi abbagliato e deve sforzarsi di non alzare lo sguardo per non peggiorare la situazione. Ma ancora non vuole smettere e continua a traversare orizzontalmente avvicinandosi alla fonte di luce. Come un acrobata sul palco illuminato dal proiettore di scena, guarda un punto indefinito sul muro, concentrandosi solo sulla ricerca degli appoggi. All’improvviso una strana sensazione di già vissuto si impadronisce di lui… Quel fascio di luce intensa sulla parete che disegna più ombre che luce, il calore emanato dal corpo in azione che respinge l’umido della sera, quella leggera ansia del buio che avanza… Improvviso gli tornò il ricordo di quella sera di nove anni prima.
Tanto era passato da quel giorno che erano andati con il corso di arrampicata alle Zebra Striped Plates. Non era una gran giornata, aveva piovuto nei giorni precedenti e le Plates erano ancora umide, specie dove le nicchie piene di terra ed erba rilasciavano colate di acqua che disegnavano di nero la roccia, rendendola scivolosa ed infida. Quando erano arrivati, al mattino, Mark il direttore del corso, aveva consegnato ad ogni istruttore un biglietto con i nomi dei compagni di arrampicata e la via da seguire. Si erano divisi ed ognuno era andato all’attacco della sua via di salita. Gabriel era finito sulla SuperJane e, se lo ricorda bene, aveva avuto delle difficoltà, nonostante conoscesse la via. Aveva dovuto stringere i denti su alcuni passaggi scivolosi, facendo ricorso a tutta la sua esperienza di vecchio istruttore per venirne fuori. Alla fine dell’arrampicata, assieme al suo allievo, aveva imboccato il sentiero di discesa, finendo, come tante altre volte, al Zebra Mini Store sotto le Plates, per farsi il solito panino e la solita Coca Cola. Mano a mano che le cordate rientravano, era uno scambiarsi di impressioni e di commenti su quella giornata, mentre i panini sparivano nelle bocche affamate di allievi ed istruttori. Ad un certo punto, qualcuno fece notare che c’erano ancora persone in parete. Stava facendo sera ed ancora c’era una cordata sulla Theresita line: non impiegarono molto a capire che era quella di Mike.
La copertina del Giornale dell'arte - il notiziario più informato sul settore dell'arte e dei beni culturali in Italia - ha inserito nella prima pagina del numero di settembre la fotografia della mano di un climber che tiene un appiglio (artificiale). Si tratta di un'opera di Andres Serrano - il cinquantasettenne artista-fotografo di origini sudamericane, residente a New York - della serie Hands, dal titolo Chris Sharma. Serrano, artista estremo e maledetto, è salito alla ribalta delle cronache per lo scandalo suscitato con la sua opera Piss Christ - il crocifisso immerso nell'urina. I suoi soggetti sono quasi sempre duri da digerire, basti pensare all'impiego di vari liquidi organici o alla serie di immagini scattate ai cadaveri dell'obitorio. Bellezza e amore per la vita, sono - contrariamente a quanto si possa pensare - i fondamenti della sua ricerca. In questo caso l'immagine è stata adottata dal mensile torinese come allegoria del tener duro, alla riapertura delle contrattazioni della "borsa dell'arte" della prima edizione della fiera di Shangai ShContemporary.
Mi ha sempre colpito il ritratto che Roberto Sorgato, alpinista bellunese tra i più conosciuti di ogni tempo, dipinse alcuni anni orsono parlando dell'amico Ignazio Piussi, col quale aveva realizzato in gioventù alcuni importanti ascensioni: «Sfoderava tutta la sua grinta e le sue energie quando gli altri erano ormai provati, così che il suo intervento era sempre risolutivo [...] In discesa poi era irraggiungibile: io l'ho visto molte volte scendere faccia a valle per il 3°-4° grado con pochi agili salti, come un vero e proprio camoscio (1)».
Grazie Paola (Favero), grazie Manrico (Dell’Agnola) grazie Valter (Bellenzier), organizzatori assieme al Comune di Alleghe de “Gli artisti lavorano senza rete”, la manifestazione per il 50 anniversario della salita della via Philipp-Flamm.



