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martedì, 29 marzo 2005

130 ANNI IN CIMA ALLO "SPIZZÃ’N"

postato da marcoconte alle 22:07 in storia dell alpinismo
«La cima in fatto di statura non è un gran che», scrive Dino Buzzati a proposito della muraglia settentrionale del monte Agnèr: «Ma quale altra cattedrale delle Alpi ha un abside simile? Quando fiammeggia nel tramonto e nel moto delle bianche nubi sembra innalzarsi lentamente, si stenta quasi a credere che una tale cosa possa esistere». Per dirla anche con le parole di Paolo Mosca, autore di una recente guida alpinistica dedicata al sottogruppo agordino, il celebre Spizzòn (m 2872) è veramente un «obelisco alpino» degno di ammirazione per le vallate e i paesi che lo circondano.
Il monte Agnèr, lungo la via normale che si inerpica dal versante del rifugio Scarpa e del bivacco Biasin, venne salito per la prima volta dai pionieri Cesare Tomè, Tomaso Dal Col e Martino Gnech il 18 agosto del 1875. Erano quelli gli anni di esploratori famosi come i Grohmann, gli Innerkofler o gli Utterson Kelso, viaggiatori d'oltreconfine abituati a piantare le piccozze sulle vette più rinomate dei Monti Pallidi. Anche nelle vallate bellunesi e agordine non mancava tuttavia un precoce e timido interesse rivolto alle altezze dei monti di casa, uno sguardo che appare oggi particolarmente significativo se si prende in esame la scena alpinistica dell'epoca, un panorama quasi interamente dominato dagli scalatori austriaci.
«Un vero e proprio pioniere che realizzò un gran numero di prime ascensioni assai importanti», racconta di Cesare Tomè lo storico dell'alpinismo Gian Piero Motti: «Ciò che più di tutto colpisce della sua attività sono l'ampiezza e la durata, protratta fino a tarda età, che lo portarono a esplorare sistematicamente i gruppi del Civetta e della Moiazza». Non bisogna infine dimenticare che Tomè fu anche autore nel 1897 di un impegnativo percorso nel canalone della Scesora sulla parete sud della Marmolada, ricorrendo ad artifici che sembravano anticipare di molti anni la successiva tecnica dei chiodi a pressione.

PRIMA VERA HIMALAYANA

postato da albertoperuffo alle 12:24 in alpinismo extraeuropeo

Inizia la Prima Vera settimana himalayana. Moltissime, quanto poco signi-ficaNTI, storicamente parlando, le spedizioni in procinto di partire o già partite. Cercheremo di gettare uno sguardo che guarda guardingo, se fingo. Tra le curiosità di quest’anno [se guardassimo l’ANNO, non c ’è ricorrenza senza dANNO] la mega-iper-strato-superLEGGERAseNONfossePESANTE spedizione cinese all’Everest per celebrare il trentesimo anniversario della misurazione. Si dice in giro che trecento/300 cinesi assaliranno la cresta Nord per rimisurare l’Everest, controllare se gli Italiani hanno lavorato bene l’anno scorso, quindi aprire la strada per successivi gruppi nazionali misuratori. Molta mensura, poca pastura, diceva mio nonno. A causa di ciò i permessi primavera 2005 per la normale tibetana all’Everest sono stati molto selezionati, se non rifiutati. Sarà curioso seguire il simpatico alpinista trentino Diego Giovannini nel suo solitario tentativo sulla Cresta Nord, in autosufficienza, tra la moltitudine di cinesi sui [sopra/sotto] quali dovrà aprirsi la STRADA [se strada deriva da stratus, via lastricata, di strati e substrati]. I Ragni di Lecco, conseguentemente, collaboratori di Imont, hanno dovuto spostare il loro viaggio collaborativo dall’Everest Nord all’Annapurna. Bisogna dirlo senza riserve: è socialmente ipersintomatico l’aumento esponenziale dell’alpinismo delle buone intenzioni, delle buone ricerche, delle cause prime e dei fini penultimi. Non ci credete? Fate un click qui per vedere una bella coppia canadese che ha deciso di scalare l’Everest per passare un po’ di tempo in tenda e raccogliere un milioncino di dollari in beneficenza. En[mani]comiabile.
Giriamo pagina prima di chiudere.
Gnaro Mondinelli e compagni sono già ai piedi del versante Nord dell’Annapurna. Il team sembra in ottima forma, pronto per lanciare Mondinelli sul primo anello della superba cinquina programmata [Annapurna, Lhotse, Nanga Parbat, Broad Peak, Shisha Pangma] per chiudere la catenaCATENA degli Ottomila.
Don’t stay tune.

domenica, 27 marzo 2005

UN PENSIERO DI PASQUA

postato da lucavisentini alle 23:33 in il paese

Ci sono notti come questa in cui esco sul terrazzino dietro alla casa per un'ultima fumata mentre Claudia e Marinella dormono già e sento il profumo del bosco che scende dal Cornetto ed amo Ettore De Biasio ed Ivo ed il Mass ed avverso Bush e Berlusconi e credo che la vita sia comunque bella.

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venerdì, 25 marzo 2005

UOVO DI PASQUA SULLE GRANDES JORASSES

postato da mauromazzetti alle 10:27 in alpinismo

La scorsa settimana Patrick Gabarrou, Christophe Dumarest e Philippe Batoux si sono regalati una bella sorpresa da mettere nel loro personalissimo uovo di Pasqua.
Si è trattato di un uovo molto speciale, alto circa 1000 metri e largo  poco più di un chilometro e mezzo; considerata la particolarità del contenitore, anche la sorpresa è stata all’altezza – in tutti i sensi.
Roccia, ghiaccio e misto, dry tooling e arrampicata: i tre francesi non si sono fatti mancare niente sulla parete nord delle Grandes Jorasses, dove hanno aperto una nuova via alla punta Margherita, cima forse un po’ negletta rispetto alle più famose Walker e Whimper, ma altrettanto capace di suscitare emozioni e suggestioni alpine. Se volete approfondire l’argomento, fate un giro su kairn.com, dove troverete quanto Philippe Batoux scrive della salita.
Segnaliamo una particolarità dell’ascensione, scandita peraltro da una preparazione meticolosa e da una esperta tenacia; visto che non erano presenti (s)comode approssimative cenge per bivaccare, i francesi hanno utilizzato una tecnica da big wall. Zaini e sacchi sono stati quindi sistematicamente recuperati, mentre il comfort notturno è stato assicurato da portaledge montate e smontate in occasione delle quattro notti passate in parete.
Unica nota stonata: Pat Gab (al secolo l’indistruttibile ed inossidabile Patrick Gabarrou) si è beccato una pietra sulla schiena, completando comunque la salita con gli ultimi tre tiri mancanti e rientrando poi a Chamonix con l’elicottero.
Con molto azzardo e spericolatezza concettuale, abbiamo perfino trovato un’analogia. Lui all’ospedale della cittadina francese per curare le ammaccature causate dal suo amaro uovo di Pasqua; noi dal dentista per tamponare i danni provocati dal nostro più canonico e dolce cioccolato.

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giovedì, 24 marzo 2005

GHIACCIO PAZZO

postato da mauromazzetti alle 07:59 in varia

Hillary e Tenzing sono stati fortunati: a questa conclusione è giunto Le Monde, dopo aver verificato che la copertura glaciale himalayana si è drasticamente ridotta dal 1953 ad oggi. I primi due salitori dell’Everest dovrebbero fare oggi i conti con un massiccio ritiro del fronte del ghiacciaio Khumbu; tale ritiro comporterebbe infatti un percorso assai più disagevole e pericoloso per raggiungere e superare la famosa seraccata.

Il monitoraggio del “castello d’acqua dell’Asia”, come è soprannominato il massiccio himalayano, si è protratto a lungo; i risultati, come in altre parti del globo, hanno portato ad esiti sconfortanti e preoccupanti. Lo scioglimento anomalo e maggiorato dei ghiacciai porterebbe, secondo un rapporto pubblicato la settimana scorsa, ad un aumento incontrollato e devastante di inondazioni, interessando le vastissime aree attravesate da Gange, Bramaputra, Indo e da altri fiumi.

 

Forse proprio per prevenire questi eventi calamitosi, la Svizzera, nazione precisa per definizione, sta escogitando idonee contromosse.

L’ultima della serie prevederebbe la protezione con imballaggio dei ghiacciai alpini mediante l’utilizzazione di una schiuma speciale, che preserverebbe dai raggi del sole, dal conseguente riscaldamento della superficie e dal successivo scioglimento del ghiaccio.

A partire dal prossimo maggio, la stazione sciistica di Andermatt spruzzerà pertanto schiuma in PVC sui 3000 m2 del ghiacciaio di Gurschen (costo 20 euro a m2 per un totale di 60.000 euro). Ovviamente altre stazioni sciistiche svizzere seguiranno a ruota su questa lunghezza d’onda. Rimandiamo alle news di yahoo per altri particolari.

 

Qualcuno dei lettori ricorderà Portobello, trasmissione durante la quale Enzo Tortora presentava improbabili inventori e paradossali uomini d’ingegno. A noi di Genova rimase impresso soprattutto quello che voleva eliminare la nebbia in val Padana spianando il passo del Turchino, valico che mette in comunicazione la Liguria con la pianura.

Pensiamo che in una nuova edizione del programma non ci starebbe male anche il ghiacciaio svizzero con la schiuma (ma nel testo originale ci piace di più mousse n.d.r.t.).

Rimane un sottile dubbio. Da qui a qualche anno si potrà forse ripetere ancora una volta, con il replicante di Blade Runner, “Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”.

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mercoledì, 23 marzo 2005

MIO THANGLHA: uno scritto tibetovicentino

postato da albertoperuffo alle 12:41 in intraisass
In questi giorni sono letteralmente di corsa. Progetti incombono. Spedizioni-Scritture-Arsure-Fritture. Mi sono imposto 5 minuti massimi di tempo per presentarvi lo straordinario scritto che poche settimane fa mi è capitato tra le mani :-[ tra i molti ordinari e che non ho il c(f)oraggio di pubblicare ]-; Mi è stato recapitato da una mia cara recente amica [-: ci conosciamo da qualche anno :-] che studia a Cambridge, antropologia, ma non la solita antropologia. La sua tesi di dottorato fu: CLIMBING QOMOLANGMA - AN ANTHROPOLOGICAL STUDY OF CHINESE MOUNTAINEERING IN TIBET. Quindi una antropolog(i)a sui generis, o meglio nostro generis, legata agli alpinisti. Lei è una specie + unica che rara - di tibetovicentina, nel senso che si origina a Vicenza con tratti, poco somatici e quasi fanatici, tibetani. Il suo amore per il Tibet è infinito, tanto che andrà a studiare per un paio di anni ai piedi della montagna che tanto ama e di cui ci racconta con scrittura davvero efficace. Chissà che non abbiamo trovato la nostra blogger-corrispondente dal Tibet. Per ora la salutiamo come salutiamo le Diembergers, Hildegard e Tona Sironi, sue implacabili protettrici. Noi andiamo a leggere l'imperdibile nuova entrata della sezione ALPINISMO ANTE LITTERAM di INTRAISASS: Mio Thanglha di ML Nodari, ovverosia il viaggio solitario di una vicentina in Tibet.
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martedì, 22 marzo 2005

CHIODI, FICHI E BUOI DEI PAESI TUOI

postato da mauromazzetti alle 14:37 in varia
Saltiamo a piè pari dall’altra parte del mondo per andare a leggere una notizia apparsa su climb.co.za.
L’associazione di appassionati neozelandesi di montagna (il locale CAI, o forse meglio la corrispondente Federazione di arrampicata n.d.r.) aveva intavolato trattative importanti e determinanti con la “controparte” territoriale per la pianificazione e la gestione degli accessi a falesie nella zona di Città del Capo.
Sembrava che le trattative fossero ormai a buon punto, quando un climber svizzero ha chiodato sei nuove linee in una zona già fatta consensualmente oggetto di moratoria arrampicatoria. Il fatto ha irrigidito la posizione di Cape Nature (la controparte territoriale di cui sopra), causando anche denunce all’autorità giudiziaria; il climber incriminato ha peraltro continuato nella sua opera chiodatrice, sforacchiando illegalmente anche in altri siti di arrampicata.
La federazione neozelandese ha duramente stigmatizzato questo comportamento, che rischia di far saltare un lungo lavoro di mediazione attraverso il quale si era giunti ad un equilibrio ed a un rispetto delle reciproche posizioni.
L’invito che l’associazione rivolge ai climbers stranieri è dunque quello di rispettare le regole che i locals si sono dati, chiodando solo dove lo consentano i proprietari dei terreni in questione e rispettandone l’ambiente.

Torniamo agli antipodi (della Nuova Zelanda).
Non sono passati tantissimi  anni da un caldo settembre, quando un contadino delle alture sopra Genova sparò a salve ed a sale contro due  imberbi, aspiranti e velleitari chiodatori che "slalomavano" abilmente tra i bovini al pascolo, con gli zaini pieni di tasselli inox (propri) e di gustosi fichi (altrui)…
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lunedì, 21 marzo 2005

IL MONTE TOC SOTTO TUTELA DELL'UNESCO?

postato da marcoconte alle 21:31 in cultura
Da diversi mesi a questa parte è stata avanzata l'ipotesi di conferire ai Monti Pallidi la qualifica di patrimonio comune dell'umanità mediante apposito riconoscimento dell'UNESCO. Sul Corriere delle Alpi di Belluno del 15 marzo scorso, a margine del dibattito sui pro ed i contro di questa iniziativa, si segnala anche una nuova proposta avente per oggetto un'area molto più ristretta all'interno delle Dolomiti: si tratta del Monte Toc di fronte a Erto e Casso, lo stesso che franò nel bacino artificiale del Vajont il 9 ottobre 1963, per il quale la Provincia di Pordenone ha recentemente avanzato l'idea di un pronunciamento ad hoc da parte dell'UNESCO stessa.
«Una proposta che, se dovesse passare, creerebbe un precedente nei criteri di scelta sui siti», si sottolinea nell'articolo di Paola Dall'Anese: «Siti che non sarebbero più solo naturalistici ma anche storici. Per il Monte Toc siamo di fronte a un fattore antropico». Quattro sono finora i requisiti richiesti per l'attribuzione del titolo: il territorio in esame deve essere un esempio unico di biodiversità; possedere straordinaria rilevanza paesaggistica; ospitare tipologie particolari di flora e fauna; offrire la possibilità di individuare determinati stadi geomorfologici utili per documentare e ricostruire la storia e l'evoluzione della terra.
Nei prossimi tempi, a livello locale e sovranazionale, si tratterà dunque di trovare una risposta al seguente interrogativo: «Si può considerare un sito straordinario anche se a renderlo tale è stata l'opera dell'uomo?» La Provincia di Belluno ha intanto manifestato il proprio assenso all'idea, rinviando ogni progetto di proposta comune ad alcune riunioni che avranno luogo i prossimi giorni.
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domenica, 20 marzo 2005

ERNESTO

postato da lucavisentini alle 16:05 in il paese

Non ho mai capito bene quanto gli sia successo e so soltanto che era un giovanotto brillante. Poi ha aperto un locale in pianura e dopo un anno è tornato irrimediabilmente esaurito. I ragazzi dicono che dev'essersi fatto qualcosa di pesante. Lui intanto vaga per Cimolais fumando e chiedendo, allorché ne è privo, una sigaretta. Noi stiamo sempre attenti a rifornirlo perché può anche svegliarti alle 4 del mattino e se lo sgridi, rimarcando che nella tua casa c'è gente che lavora, ti smonta con un "Dai mo', non fare adesso l'eroe!".

Tempo fa mi ha fermato e mi ha detto: "So che scrivi". Ed io: "Sì, di montagna". E lui, alzando gli occhi al cielo come per trarre ispirazione: "Uomini, vette, poesia?". Io, terra terra: "No, itinerari: si sale sulla sinistra, si scende a destra, s'attraversa...". Lui infine, guardandomi dritto: "Ah! Ho compreso. Àsto per caso 'na thigaréta?".

L'altra notte è scappato il dalmata di Sonia e quando lei l'ha ritrovato in una viuzza del paese con le zampe anteriori su un muretto, lo stesso cane puntava proprio Ernesto. Quest'ultimo, in piedi sopra il muretto, ha fatto subito segno con una mano di no, di non rimproverare l'animale, e mimando quindi con due dita alla bocca la più frenetica delle tirate le ha domandato: "Àsto piuttosto 'na thigaréta?".

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venerdì, 18 marzo 2005

FILM FESTIVAL DI TRENTO: le novità!

postato da albertoperuffo alle 09:40 in cultura

Ieri pomeriggio si è tenuta a Roma la conferenza stampa per presentare l'edizione 2005 del Film Festival di Trento dedicata alle regioni polari: «Nuovo simbolo, nuovo direttore, persino nuovo nome...» inizia l'articolo de L'ADIGE di oggi FILMFESTIVAL: si cambia. A parte il nuovo direttore, di cui già avevamo dato notizia nel nostro comunicato stampa di settembrre, sottolineiamo i seguenti passi dell'articolo.
1. «I film in concorso saranno esaminati da una Giuria internazionale composta da: Børge Ousland, esploratore polare norvegese; Bernard Amy, scrittore e alpinista francese; Stefania Casini, regista documentarista italiana; Valèrie Kaboré, regista del Burkina Faso; Robert Schauer, alpinista austriaco e direttore del Berg-Filmfestival di Graz» - una giuria davvero di grande competenza e varietà, con la presenza di due figure eminenti dell'alpinismo internazionale: il francese Amy resta uno degli intelettuali più influenti della storia recente dell'alpinismo, l'austriaco Schauer è il confirmatario della probabile più grande salita himalayana di tutti i tempi, la Kurtika-Schauer alla parete Ovest del Gasherbrum IV (1985).
2. «Grazie al webcasting (contrazione di web e broadcasting), per la prima volta al mondo, un festival di cinema potrà essere seguito ogni giorno in diretta attraverso la rete internet. Verranno trasmessi contenuti audio/video via internet, in diretta o in differita. I principali eventi del Filmfestival verranno portati nel cuore di Trento attraverso una rete di monitor al plasma in alta definizione. Vi passeranno videoclip dei film in concorso, i programmi quotidiani delle proiezioni e degli appuntamenti, e soprattutto eventi in diretta».

Per i contenuti del nuovo «Trentofilmfestival» rimandiamo all'articolo citato e al nuovo sito www.mountainfilmfestival.trento.it.

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