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venerdì, 31 dicembre 2004

BUON ANNO COL PIOLET D'OR

postato da albertoperuffo alle 11:06 in cultura, alpinismo, varia

Chiudiamo l’anno 2004 riportando di seguito la lettera inviataci direttamente dal Campo Base dello Shisha Pangma da Simone Moro, qualche giorno fa. Simone pretende una chiarificazione ufficiale. Non si può dargli torto. Non è la prima volta che i francesi si dimenticano del passato. Ricordiamo l’inverno 2003 quando una forte cordata di alpinisti francesi portò a termine la Superintegrale di Peutérey, definendola «senza alcun dubbio l'itinerario più difficile mai percorso per raggiungere il tetto d'Europa», dimentichi che vent’anni prima qualcuno l’aveva già fatta con stile e percorso più impegnativo. Renato Casarotto. Ecco la lettera di Simone [26/12/2003]:

>> Ciao! Vi scrivo dal campo base del Shisha. Domani cominciamo a lavorare per allestire il CB Avanzato e successivamente la nostra via sulla Sud dello Shisha. Oggi abbiamo visto le nomination del Pioletd'or in internet e vorrei fare una chiarificazione ufficiale riguardo alla presunta nuova via del francese JC Lafaille. In allegato ti mando la sua foto ed anche la mia in modo che tu possa capire che ciò che JC ha fatto è una semplice variante non superiore ai 500 metri visto che tutta la prima parte della via l'abbiamo aperta noi l'anno scorso durante la salita "Corredor Girona". Vorrei che la cosa si sapesse non perché voglio far altre polemiche ma perché non vorrei che la storia alpinistica facesse delle gravi omissioni. Pensa che nella foto di Lafaille, con le vie sulla parete, lui non ricorda la via Coreana del 2002... Immagina quanto fosse informato sulla storia di quella parete. Inoltre la prima solitaria non l'ha fatta lui, ma Wielicki nel 1992. Come vedi ci sono un po’ di cose che vanno dette. Fermo restando che Lafaille abbia fatto una bella salita (NON INVERNALE) non vorrei che la grandeur francese cancellasse chi è passato prima...

Pensa che nel 2003 prima di noi avevano iniziato la via diretta (rossa) spagnola, i climber inglesi Victor Sanders e Andy Parkin e anche loro possono vantar l'apertura del coluir iniziale (poi hanno abbandonato) che noi abbiamo continuato e che un anno dopo Lafaille ha ripetuto.
Ciao e Buon anno!!!
Simone
P.S. La foto con tutte le vie puntinate sulla parete Sud è un mio meticoloso lavoro aggiornato ad oggi <<

In verità il Piolet d’Or di quest’anno sta sollevando parecchie perplessità tra gli amanti dei premi [non tutti credono alla opportunità dei premi su discipline poco quantificabili e raramente la genialità riesce imbrigliata alla convenzionalità misuratrice di una giuria]. Emerge subito all’attenzione la mancata candidatura della K2 Magic Line degli spagnoli. Il balzo solitario sulla cima del K2 di Jordi Corominas, accompagnato da un team leggero fino a 8300 metri, non ci sembra meno "performante" della salita, repentinamente pubblicizzata, di JC Lafaille. E a proposito di tempismo, perché allora non inserire tra i candidati la superba salita al Cerro Torre di Ermanno Salvaterra e compagni, più novembrina che dicembrina? Speriamo valga l’eccezione alla regola applicata alla salita del dicembre 2003 di Humar e Kozelj sull’Aconcagua e di rivedere Ermanno tra le nomination del prossimo anno. E che dire di ascensioni poco pubblicizzate ma di grande valore come la prima salita della cresta Est del Makalu da parte del francese Yannick Grazziani, anche lui accompagnato da due soli compagni fino a quota 8000 e poi lasciato alla deriva delle sue sole forze sul dorso di una montagna spaventosa? Che dire? Dite qualcosa voi. Io/Noi/aVoi [bloggerS+lettoRI] vi auguro felice anno nuovo, ringraziandovi per la straordinaria collaborazione, di scrittura/lettura, in questi primi mesi del BLOG :-)








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mercoledì, 29 dicembre 2004

MASS MEDIA FUORI ASSE

postato da carlocaccia alle 11:24 in cultura

Leggiamo oggi su tutti i giornali dello spostamento dell’asse terrestre dovuto al terribile terremoto del 26 dicembre e, addirittura, delle possibili conseguenze del fatto sul clima del pianeta. Dunque: alpinisti di tutto il mondo, attenzione , perché le condizioni delle montagne cambieranno inesorabilmente… o forse no? No. Perché l’asse terrestre si sposta, in un anno, di circa 0,47 secondi d’arco: un’oscillazione 235 volte superiore ai 2 millesimi di secondo d’arco ipotizzati (misurati?) per il terremoto. Ciò significa che in 24 ore lo spostamento “naturale” è di circa 1,3 millesimi di secondo d’arco, in due giorni di 2,6 millesimi e, in una settimana, di circa 9 millesimi (quasi cinque terremoti!). La conclusione, scontata, la lasciamo ai lettori…

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lunedì, 27 dicembre 2004

"LE DOLOMITI BELLUNESI" IN VESTE INVERNALE

postato da marcoconte alle 20:50 in cultura
È in distribuzione proprio in questi giorni, a cavallo delle feste natalizie, il secondo numero annuale del periodico Le Dolomiti Bellunesi. La rivista semestrale, organo delle sezioni bellunesi del CAI diretto da Italo Zandonella Callegher e Loris Santomaso, ospita come di consueto diversi articoli di prestigio dedicati di volta in volta a montagna ed alpinismo, ricerca storiografica locale, folclore e tradizioni, ambiente e natura.
L'edizione invernale 2004 si apre con un intervento dello scrittore Mario Rigoni Stern incentrato sul ruolo delle crocerossine durante il primo conflitto mondiale: lo stesso scritto è stato presentato da Rigoni Stern nel corso di un convegno internazionale sul Col di Lana tenutosi in luglio ad Arabba. Poche pagine più avanti Carla Da Roit, figlia del grande Armando Tama, ci regala un ricordo commosso di Georges Livanos, l'alpinista francese scomparso il 21 maggio 2004 che svolse un'intensa attività sulle Dolomiti negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.
Anche nella parte restante della pubblicazione non mancano spunti degni di interesse: Enzo Brustolon del CAI Val di Zoldo rievoca a pagina 33 la vicenda storica della frana del Fagarè sulla diga di Pontesei, significativo e trascurato segnale premonitore del disastro del Vajont verificatosi il 22 marzo 1959; il recente "Pelmo d'Oro" alla carriera Gabriele Franceschini, che nella sezione intitolata "Senza Barriere" mette nero su bianco alcune considerazioni su guide alpinistiche e mistificazione dell'alpinismo; infine, una ricerca biografica firmata dal direttore Italo Zandonella che si sofferma sulla storia di Ludwig Darmstädter, alpinista germanico di fine Ottocento.
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domenica, 26 dicembre 2004

PAESI E AMORI (VOLUME XIV)

postato da lucavisentini alle 11:32 in il paese

Sulle montagne di Calalzo, gaia Antonella, doppiammo insieme le due vette intitolate a Dante e Virgilio. Condividendo quello spirito goliardico con cui gli alpinisti dissimulano la paura del vuoto e dell'altro, oppure dell'altra. E quel tacco a spillo inavvertitamente conficcato nella gettata fresca d'un nuovo marciapiede milanese ed il tuo immediato "Scapùma!" sono tra i ricordi più esilaranti che ho di voi donne: in quanto donne.

Frequentavi anche un contadino padano divenuto poi - non te ne faccio una colpa e buon per lui - secondo Buttiglione un peccatore. Ti sentivi allora confusa. Seguivi intanto un percorso. Avevi letto male Kundera e fin troppo bene Alberoni. M'insegnavi che nella vita prevalgono i grigi eppure t'incantavi con il bianco e nero di "Rusty il selvaggio" ed avresti voluto maggior colore ancora. Facevamo sì sesso. Eravamo però amici.

Mio caro amore (XIV), guidavi tu sull'Autostrada dei Laghi diretti a Fosseno, piccolo paese che t'incuriosiva meno del vicino e segnalato San Carlone. Ti osservavo da tempo e ad un certo punto te lo dovevo proprio dire: "Io ti amo". Tu mi guardasti brevemente per non sbandare ed intensamente per capire se c'ero o ci facevo. Ed ingannandoti, ahimè ribattesti: "Ma vai a cagare!".

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sabato, 25 dicembre 2004

OMAGGIO NATALIZIO ALLA VALLE DEI SOGNI

postato da marcoconte alle 00:16 in varia
In tempi recenti c'è chi in modo appropriato l'ha ribattezzata Valle dei Sogni, giusto riferimento alle emozioni che essa suscita in quanti amano frequentarne i boschi, i sentieri, i prati e le pareti rocciose. Pochi tuttavia sono al corrente che la Valle di San Lucano in antichità era anche conosciuta con il poco attraente appellativo di Val Bissera. «In tempi assai remoti gli abitanti di Taibon la chiamavano Val Bissera per la stragrande quantità di bisce che la infestavano», si racconta in una leggenda popolare. «In verità, queste, da vere signore del luogo, s'erano insediate ovunque: si crogiolavano al sole sulle crode, si confondevano con i mughi profumati, intrecciavano le danze e sibili amorosi nelle notti lunari». Un vero disastro per chi ama arrampicare in santa pace, potremmo commentare noi con mentalità contemporanea...
Anche in quei giorni lontani, la Valle dei Sogni manifestava tuttavia l'inclinazione ad affrancarsi dalla maledizione che aveva temporaneamente offuscato la sua bellezza: «Ai piedi delle superbe pareti dell'Agnèr e del versante sud delle Pale di San Lucano si snoda, affascinante e misteriosa, una valle. Il torrente Tegnas l'accompagna gorgogliando di gora in gora strane storie di diamanti e lapislazzuli nascosti nelle sue acque». La salvezza dal maleficio delle serpi, guarda caso, arrivò proprio dal Trentino: un bel giorno fece la sua comparsa in Valle uno strano personaggio che suonava il piffero di casa in casa nelle veglie serali. «Questi assicurò che li avrebbe liberati», racconta ancora la leggenda, «purché qualcuno di loro, in passato, non avesse intravisto fra le diverse bisce della valle la serpe bianca gigante».
Una grande kalkera, una fornace da calce gigante, venne dunque costruita nel bel mezzo della Val Bissera e fatta ardere per tre giorni e tre notti. Alla fine il suo fuoco era così intenso da far rosseggiare anche le circostanti crode dell'Agnèr e dell'Ambrosògn, e fu proprio a questo punto che il pifferaio modulò il suo richiamo: «Da ogni parte la gente vide strisciare verso la kalkera serpi d'ogni sorta. Orbettini, marassoni, serpentacci, vipere con gli occhiali, draghi con le corna e con le ali, basilischi!» Tutti i rettili incontrarono il loro destino nella fornace. Non poteva tuttavia mancare l'imprevisto finale: con un fischio spaventoso proveniente dal costone di Miel, la terribile biscia bianca fece la sua comparsa strisciando giù dalla Val d'Angheràz. Lo stesso pifferaio, atterrito, cercò riparo su un abete.
«Ma la biscia, immensa, tra lampi e tuoni e l'urlare del vento, veloce, s'avvicinava alla fornace [...] Alzò la testa verso l'abete: vide lassù il pifferaio. S'attorcigliò al tronco, sibilando lo scosse, lo sforzò e con uno scrollone spaventoso lo sradicò e insieme precipitarono nella fornace». Ebbe fine in questo modo il maleficio delle serpi della Valle di San Lucano. Ed ha termine anche questo breve post da vigilia prenatalizia: per approfondimenti sui racconti dei Monti Pallidi raccomandiamo la lettura del classico “Le Dolomiti nella leggenda”, di Ulrike Kindl, Editrice Frasnelli-Keitsch, 1993. Buon Natale a tutti...


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venerdì, 24 dicembre 2004

FELICI FESTE: il grande regalo del VIEJO PATAGONICO

Arriva il Natale e tutti aspettano qualche regalo speciale, magari consegnato a domicilio da qualche essere particolare. E così anche il nostro albero telematico si è trovato sommerso di regali per fortuna poco pesanti, immateriali, quanto lo possono essere i pacchi digitali, o meglio, quelle scritture verticali che creano i nostri legami, le nostre amicizie. Tra gli auguri più simpatici vi allego l’immagine di Marco Vegetti, il Vegio sui generis. Una stretta fessura poco augurale. Tra gli SMS più pazzerelli, questa notte ore 4e30, quello di SuperIvoFerrari, il quale, non sapendo cosa fare la prima notte di ferie, si è sparato una superba cinquina di Vaji sulle Piccole Dolomiti, zona Rifugio Battisti. Il tutto prima che sorga l’aurora ad oscurare la luce plenilunia. Incredible [incrediBOL]. Ma il regalo più grande - e ad esser sincero, come i bambini poco-dementi-e-molto-lucenti, lo aspettavamo con ansia - c’è l’ha fatto un vecchio-per-niente-vecchio, un vecchio amico che ha dato un’inequivocabile lezione a tutti gli alpinisti italiani, e non solo, assai poveri, non-tanto-in-canna, ma in loco mentis, dove, in teoria, nascono le idee.

Era da molto tempo che non leggevamo un racconto d’ascensione di tale statura ;-! C’è l’ha dato il VIEJO, una bordata di vento, il VJEIO PATAGONICO, lui, illo medesimo, ERMANNO SALVATERRA. Ecco uno stralcio: «Ora sono a casa con i piedi ben piantati a terra e ripenso a quella nostra storia. Mi piace pensarlo e mi riempie di gioia essere riuscito nel progetto e le cose che mi riempiono di gioia è ripensare ai bei, grandi e lunghi momenti che Giacomo ed Alessandro mi hanno dato la possibilità di vivere. In questi giorni sono tempestato di e-mail e telefonate e molte hanno le stesse domande ed io rispondo, ma la domanda a cui non amo dare una risposta è quando mi si chiedono le difficoltà, i tiri, quanto era difficile. Delle montagne Patagoniche non mi piace parlare di numeri, di elenchi. Non mi interessa. Quello che mi piace e mi riempie è cche là ho vissuto. Era tutto difficile, pochi sono stati i momenti, i passi in cui posso dire che mi divertivo, pochi veramente. Ma quello che invece mi riempiva erano i miei compagni...». QUINQUE ANNI AD PARADISUM: grazie Ermanno e buone feste ai sempre più numerosi lettori e blogger di intraisass.



NODO INFINITO

postato da mauromazzetti alle 09:00 in varia

Ci colleghiamo alle stimolanti considerazioni di Lorenzo Castelli su Kurt Diemberger per saccheggiare la bibliografia dell’unico alpinista vivente primo salitore di due ottomila. Ecco quindi il titolo di questo post, che però nulla ha a che vedere con l’omonimo libro sul K2.

Si tratta invece del riferimento ad un sito sui nodi (http://lesnoeuds.com/), dove si può trovare di tutto e di più in materia; non ci saranno più segreti, se qualcuno vorrà andare a pesca, in barca a vela, e naturalmente in montagna (v. a questo proposito anche l’accurata sezione del sito della Federazione francese della montagna).

Vi segnaliamo in particolare, adatte a questi giorni di festa, le raffinate tipologie dei nodi per la cravatta, nonché il nodo cosiddetto “a culo di porco”, per costruire divertenti treccine indispensabili per il cenone di Capodanno e, dedicato ai più distratti, indolenti e ritardatari, il sempre valido “nodo del sacco”, per chiudere gli ultimi pacchetti regalo.

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mercoledì, 22 dicembre 2004

KURT E GLI SPIRITI DELL'ARIA

Serata con Kurt Diemberger ieri a Milano. Organizzata dal gruppo 'Alpinisti Fior d'Alpe', una simpatica e poco conosciuta associazione con all'attivo anche delle spedizioni (negli anni '60), e presentata da un brillante Roberto Mantovani.

Piu' o meno tutti conosciamo lo stile di Kurt, semplice, immediato, vero, senza effetti speciali. Direi, concedetemelo, un Bruce Springsteen delle serate di alpinismo. Uno di quelli che sa ancora raccontare. Con quel simpatico accento tedesco, quelle parole che escono cosi' lentamente, quasi prendesse un respiro tra una e l'altra, manco si trovasse a 8000 davvero in quel momento.

Si riconosce senz'altro la grande capacita' ed esperienza nel tenere serate di questo tipo. Ma c'e' qualcosa di piu'. Kurt ci racconta davvero di cosa c'e' dentro l'anima di un alpinista che si trova di fronte ad una montagna, ad una valle sconosciuta, ad un situazione difficile che richiede la fatidica decisione: andare o tornare ? Interrogativo che assale ogni alpinista di qualunque livello. Gli spiriti dell'aria. Kurt ha un dono. Riesce ad ascoltare gli spiriti dell'aria, cosa gli dice la montagna, il ghiaccio. E quindi ha sempre saputo dare la risposta giusta a quella domanda.

Mentre tornavo a casa mi sono venute in mente le serate di alpinismo cui mi capita di assistere normalmente. Vedo imprese incredibili, presentate in maniera sopraffina, con montaggi professionali delle immagini, da migliaia di Euro, con musiche di accompagnamento da sballo. "Bravi". E' tutto cio' che mi viene in mente alla fine della proiezione. Perche' in realta' nessuno ha saputo raccontare

Ieri sera invece ho visto vecchie e nuove diapositive presentate con un normalissimo proiettore. Quando finiva un caricatore si aspettava che venisse caricato il successivo. Niente musica, solo la voce di Kurt Diemberger. Capace di tenerti sulla stessa diapositiva per anche diversi minuti, raccontandoti degli Spiriti dell'Aria.

Cibo per i propri sogni.

martedì, 21 dicembre 2004

DALLA GALIZIA ALL’ANTARTIDE: i pesci surgelati tornano a casa loro

postato da mauromazzetti alle 08:18 in alpinismo extraeuropeo

Quando abbiamo letto sul sito desnivel.com che Chus Lago – prima alpinista spagnola, anzi gallega della Galizia, a salire l’Everest senza ossigeno – si stava dirigendo verso l’Antartide per aprire in solitaria una nuova via sul monte Vinson (m. 5126), abbiamo ammirato il suo coraggio e la sua determinazione.
Chus Lago ha infatti conseguito quattro mesi or sono il titolo di Leopardo delle nevi, titolo riservato a chi sia riuscito a scalare le cinque vette più alte dell’ex Unione Sovietica, e può vantare un palmarés _ tanto per rimanere in tema linguistico – di tutto rispetto: salite nel gruppo dell’Annapurna, nelle Ande boliviane, sull’Everest come già detto, nuove vie su ghiaccio in Nepal, il Cho Oyu, oltre ad una intensa attività sulle montagne di casa.

La scelta del monte Vinson, una delle seven summits, si colloca quindi appieno nel filone della sua attività. Chus Lago completerà acclimatamento e preparazione in compagnia di un “fortissimo” (speriamo non ce ne vogliano gli eventuali eredi di Gervasutti); sarà così Miguél Angel Vidàl il compagno di apertura di alcune vie nel massiccio del monte Vinson, aperture propedeutiche al clou della spedizione.

Con gli scongiuri del caso, Chus Lago effettuerà quindi la prima solitaria femminile assoluta – e quindi anche spagnola – di un lungo couloir di neve, ghiaccio e roccia (2000 metri di dislivello), che la impegnerà su tutti i terreni di montagna.

Quando poi abbiamo letto che la sua nuova via è già stata battezzata Galfrio, ci è molto piaciuta la scelta del nome, a noi che non diamo del tu allo spagnolo: Galfrio, Gal-frio, sembrava un nome composto, in cui il frìo sarebbe stato certo presente, considerate le dure condizioni meteorologiche previste (temperature a – 30° con effetto windchill fino a – 60°).

Rimaneva una domanda a cui non sapevamo rispondere: perché la forte alpinista aveva già dato in anticipo un nome alla via che avrebbe affrontato? Molti apritori aspettano il ritorno per comunicare appunto il nome della nuova salita; in questo caso è invece avvenuto il rovesciamento della usuale procedura.

Scorrendo la relativa pagina internet della Voce della Galizia, abbiamo avuto la risposta, non disgiunta da una piccola delusione.

Il “frio” di Galfrio non si riferisce – o forse lo fa solo in seconda battuta – alle romantiche considerazioni sopra esposte. Al contrario il battesimo sottostà a ferree regole commerciali.

“Galfrìo” è dunque la ragione sociale dell’importante ditta spagnola che commercializza all’ingrosso pesce surgelato e che sponsorizza la spedizione dell’iberica leoparda delle nevi. Chus Lago ha infatti commentato prosaicamente che quello per l’Antartide “è uno dei viaggi più cari”; non appoggiarsi alla predetta ditta le avrebbe precluso la possibilità di partire.

Prima riflessione, intitolata con azzardo “La rivincita del pescato”. I pesci surgelati, giunti in Galizia per essere lavorati e commercializzati, potranno con questa operazione ritornare ai mari d’origine in uno stato di ibernazione che (forse) consentirà loro di riprendere le proprie funzioni vitali.

Seconda riflessione, intitolata saccentemente “Pecunia non olet” (“il denaro non fa odore, non puzza”). Il rigido clima antartico ben si presta alla verifica sul campo del concetto espresso dai nostri avi romani: il freddo anestetizza infatti il senso dell’odorato.


lunedì, 20 dicembre 2004

GRAND'HOTEL MONTE CORO

postato da marcoconte alle 23:07 in varia
Non saranno sicuramente in molti ad aver potuto assistere all'intervista, tenendo conto della ridotta portata territoriale dell'emittente Telebelluno. Ad ogni modo, per i pochi affezionati che nei pomeriggi di domenica 12 e 19 dicembre hanno potuto sintonizzarsi sulle frequenze della stazione televisiva bellunese, l'appuntamento era di quelli da non perdere. Nell'ambito di una rubrica settimanale dedicata alla montagna bellunese, i suoi luoghi ed i suoi personaggi di prestigio, è andato in onda un faccia a faccia di circa 20 minuti con Franco Miotto, l'Uomo dei Viàz. Da sottolineare anche la presenza in video dell'intervistatore Franco Bristot, altra vecchia conoscenza delle Dolomiti bellunesi, conosciuto dai più per essere coautore della recente guida sulla Schiara edita da Luca Visentini Editore.
Di particolare importanza anche il luogo prescelto per l'intervista: si tratta infatti della cima del Monte Coro nel gruppo della Schiara, tappa finale del famoso Viàz dei Camòrz e dei Camorzieri tracciato da Franco Miotto lungo un selvaggio itinerario che inizia sulla Pala Alta ed attraversa tutti i suoi antichi territori di caccia, passando nel bel mezzo della leggendaria parete del Burèl. «Il Coro è la vetta simbolo di tutto il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi» ha raccontato Franco sull'onda dei ricordi, indicando sulle crode l'intricato sistema di cenge che circonda la montagna lungo quasi tutto il suo perimetro. «Tutte le qualità e le attrattive dei nostri monti trovano un riscontro su questa piccola guglia secondaria».
Franco è particolarmente legato a questo luogo: fu proprio in questa zona, ormai vent'anni addietro, che accompagnò Piero Rossi nella sua ultima escursione in montagna. Piero già non stava bene, era poco allenato e ci vollero ben due giorni di escursione ed un bivacco notturno per guadagnare la sommità. «Ammirava seduto il panorama circostante e sembrava il Dalai Lama», ha ricordato ancora Franco. Quella volta passarono la notte sotto un “andre” di roccia, un ricovero di emergenza utilizzato dai pastori, un lastrone sporgente nei pressi della cima che trovarono più accogliente di un albergo. Nessuno dei due poté più dimenticare le emozioni di quella notte al “Grand'Hotel Monte Coro”, mentre fuori diluviava. «Adesso non tornerei più a valle», ha concluso Franco con un briciolo di nostalgia: «Proprio come allora, passerei volentieri la notte quassù».
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