Chiudiamo l’anno 2004 riportando di seguito la lettera inviataci direttamente dal Campo Base dello Shisha Pangma da Simone Moro, qualche giorno fa. Simone pretende una chiarificazione ufficiale. Non si può dargli torto. Non è la prima volta che i francesi si dimenticano del passato. Ricordiamo l’inverno 2003 quando una forte cordata di alpinisti francesi portò a termine la Superintegrale di Peutérey, definendola «senza alcun dubbio l'itinerario più difficile mai percorso per raggiungere il tetto d'Europa», dimentichi che vent’anni prima qualcuno l’aveva già fatta con stile e percorso più impegnativo. Renato Casarotto. Ecco la lettera di Simone [26/12/2003]:
>> Ciao! Vi scrivo dal campo base del Shisha. Domani cominciamo a lavorare per allestire il CB Avanzato e successivamente la nostra via sulla Sud dello Shisha. Oggi abbiamo visto le nomination del Pioletd'or in internet e vorrei fare una chiarificazione ufficiale riguardo alla presunta nuova via del francese JC Lafaille. In allegato ti mando la sua foto ed anche la mia in modo che tu possa capire che ciò che JC ha fatto è una semplice variante non superiore ai 500 metri visto che tutta la prima parte della via l'abbiamo aperta noi l'anno scorso durante la salita "Corredor Girona". Vorrei che la cosa si sapesse non perché voglio far altre polemiche ma perché non vorrei che la storia alpinistica facesse delle gravi omissioni. Pensa che nella foto di Lafaille, con le vie sulla parete, lui non ricorda la via Coreana del 2002... Immagina quanto fosse informato sulla storia di quella parete. Inoltre la prima solitaria non l'ha fatta lui, ma Wielicki nel 1992. Come vedi ci sono un po’ di cose che vanno dette. Fermo restando che Lafaille abbia fatto una bella salita (NON INVERNALE) non vorrei che la grandeur francese cancellasse chi è passato prima...
Pensa che nel 2003 prima di noi avevano iniziato la via diretta (rossa) spagnola, i climber inglesi Victor Sanders e Andy Parkin e anche loro possono vantar l'apertura del coluir iniziale (poi hanno abbandonato) che noi abbiamo continuato e che un anno dopo Lafaille ha ripetuto.
Ciao e Buon anno!!!
Simone
P.S. La foto con tutte le vie puntinate sulla parete Sud è un mio meticoloso lavoro aggiornato ad oggi <<
In verità il Piolet d’Or di quest’anno sta sollevando parecchie perplessità tra gli amanti dei premi [non tutti credono alla opportunità dei premi su discipline poco quantificabili e raramente la genialità riesce imbrigliata alla convenzionalità misuratrice di una giuria]. Emerge subito all’attenzione la mancata candidatura della K2 Magic Line degli spagnoli. Il balzo solitario sulla cima del K2 di Jordi Corominas, accompagnato da un team leggero fino a 8300 metri, non ci sembra meno "performante" della salita, repentinamente pubblicizzata, di JC Lafaille. E a proposito di tempismo, perché allora non inserire tra i candidati la superba salita al Cerro Torre di Ermanno Salvaterra e compagni, più novembrina che dicembrina? Speriamo valga l’eccezione alla regola applicata alla salita del dicembre 2003 di Humar e Kozelj sull’Aconcagua e di rivedere Ermanno tra le nomination del prossimo anno. E che dire di ascensioni poco pubblicizzate ma di grande valore come la prima salita della cresta Est del Makalu da parte del francese Yannick Grazziani, anche lui accompagnato da due soli compagni fino a quota 8000 e poi lasciato alla deriva delle sue sole forze sul dorso di una montagna spaventosa? Che dire? Dite qualcosa voi. Io/Noi/aVoi [bloggerS+lettoRI] vi auguro felice anno nuovo, ringraziandovi per la straordinaria collaborazione, di scrittura/lettura, in questi primi mesi del BLOG :-)
Leggiamo oggi su tutti i giornali dello spostamento dell’asse terrestre dovuto al terribile terremoto del 26 dicembre e, addirittura, delle possibili conseguenze del fatto sul clima del pianeta. Dunque: alpinisti di tutto il mondo, attenzione , perché le condizioni delle montagne cambieranno inesorabilmente… o forse no? No. Perché l’asse terrestre si sposta, in un anno, di circa 0,47 secondi d’arco: un’oscillazione 235 volte superiore ai 2 millesimi di secondo d’arco ipotizzati (misurati?) per il terremoto. Ciò significa che in 24 ore lo spostamento “naturale” è di circa 1,3 millesimi di secondo d’arco, in due giorni di 2,6 millesimi e, in una settimana, di circa 9 millesimi (quasi cinque terremoti!). La conclusione, scontata, la lasciamo ai lettori…
Sulle montagne di Calalzo, gaia Antonella, doppiammo insieme le due vette intitolate a Dante e Virgilio. Condividendo quello spirito goliardico con cui gli alpinisti dissimulano la paura del vuoto e dell'altro, oppure dell'altra. E quel tacco a spillo inavvertitamente conficcato nella gettata fresca d'un nuovo marciapiede milanese ed il tuo immediato "Scapùma!" sono tra i ricordi più esilaranti che ho di voi donne: in quanto donne.
Frequentavi anche un contadino padano divenuto poi - non te ne faccio una colpa e buon per lui - secondo Buttiglione un peccatore. Ti sentivi allora confusa. Seguivi intanto un percorso. Avevi letto male Kundera e fin troppo bene Alberoni. M'insegnavi che nella vita prevalgono i grigi eppure t'incantavi con il bianco e nero di "Rusty il selvaggio" ed avresti voluto maggior colore ancora. Facevamo sì sesso. Eravamo però amici.
Mio caro amore (XIV), guidavi tu sull'Autostrada dei Laghi diretti a Fosseno, piccolo paese che t'incuriosiva meno del vicino e segnalato San Carlone. Ti osservavo da tempo e ad un certo punto te lo dovevo proprio dire: "Io ti amo". Tu mi guardasti brevemente per non sbandare ed intensamente per capire se c'ero o ci facevo. Ed ingannandoti, ahimè ribattesti: "Ma vai a cagare!".
Arriva il Natale e tutti aspettano qual
Era da molto tempo
Ci colleghiamo alle stimolanti considerazioni di Lorenzo Castelli su Kurt Diemberger per saccheggiare la bibliografia dell’unico alpinista vivente primo salitore di due ottomila. Ecco quindi il titolo di questo post, che però nulla ha a che vedere con l’omonimo libro sul K2.
Si tratta invece del riferimento ad un sito sui nodi (http://lesnoeuds.com/), dove si può trovare di tutto e di più in materia; non ci saranno più segreti, se qualcuno vorrà andare a pesca, in barca a vela, e naturalmente in montagna (v. a questo proposito anche l’accurata sezione del sito della Federazione francese della montagna).
Vi segnaliamo in particolare, adatte a questi giorni di festa, le raffinate tipologie dei nodi per la cravatta, nonché il nodo cosiddetto “a culo di porco”, per costruire divertenti treccine indispensabili per il cenone di Capodanno e, dedicato ai più distratti, indolenti e ritardatari, il sempre valido “nodo del sacco”, per chiudere gli ultimi pacchetti regalo.
Serata con Kurt Diemberger ieri a Milano. Organizzata dal gruppo 'Alpinisti Fior d'Alpe', una simpatica e poco conosciuta associazione con all'attivo anche delle spedizioni (negli anni '60), e presentata da un brillante Roberto Mantovani.
Piu' o meno tutti conosciamo lo stile di Kurt, semplice, immediato, vero, senza effetti speciali. Direi, concedetemelo, un Bruce Springsteen delle serate di alpinismo. Uno di quelli che sa ancora raccontare. Con quel simpatico accento tedesco, quelle parole che escono cosi' lentamente, quasi prendesse un respiro tra una e l'altra, manco si trovasse a 8000 davvero in quel momento.
Si riconosce senz'altro la grande capacita' ed esperienza nel tenere serate di questo tipo. Ma c'e' qualcosa di piu'. Kurt ci racconta davvero di cosa c'e' dentro l'anima di un alpinista che si trova di fronte ad una montagna, ad una valle sconosciuta, ad un situazione difficile che richiede la fatidica decisione: andare o tornare ? Interrogativo che assale ogni alpinista di qualunque livello. Gli spiriti dell'aria. Kurt ha un dono. Riesce ad ascoltare gli spiriti dell'aria, cosa gli dice la montagna, il ghiaccio. E quindi ha sempre saputo dare la risposta giusta a quella domanda.
Mentre tornavo a casa mi sono venute in mente le serate di alpinismo cui mi capita di assistere normalmente. Vedo imprese incredibili, presentate in maniera sopraffina, con montaggi professionali delle immagini, da migliaia di Euro, con musiche di accompagnamento da sballo. "Bravi". E' tutto cio' che mi viene in mente alla fine della proiezione. Perche' in realta' nessuno ha saputo raccontare
Ieri sera invece ho visto vecchie e nuove diapositive presentate con un normalissimo proiettore. Quando finiva un caricatore si aspettava che venisse caricato il successivo. Niente musica, solo la voce di Kurt Diemberger. Capace di tenerti sulla stessa diapositiva per anche diversi minuti, raccontandoti degli Spiriti dell'Aria.
Cibo per i propri sogni.
Quando abbiamo letto sul sito desnivel.com che Chus Lago – prima alpinista spagnola, anzi gallega della Galizia, a salire l’Everest senza ossigeno – si stava dirigendo verso l’Antartide per aprire in solitaria una nuova via sul monte Vinson (m. 5126), abbiamo ammirato il suo coraggio e la sua determinazione.
Chus Lago ha infatti conseguito quattro mesi or sono il titolo di Leopardo delle nevi, titolo riservato a chi sia riuscito a scalare le cinque vette più alte dell’ex Unione Sovietica, e può vantare un palmarés _ tanto per rimanere in tema linguistico – di tutto rispetto: salite nel gruppo dell’Annapurna, nelle Ande boliviane, sull’Everest come già detto, nuove vie su ghiaccio in Nepal, il Cho Oyu, oltre ad una intensa attività sulle montagne di casa.
La scelta del monte Vinson, una delle seven summits, si colloca quindi appieno nel filone della sua attività. Chus Lago completerà acclimatamento e preparazione in compagnia di un “fortissimo” (speriamo non ce ne vogliano gli eventuali eredi di Gervasutti); sarà così Miguél Angel Vidàl il compagno di apertura di alcune vie nel massiccio del monte Vinson, aperture propedeutiche al clou della spedizione.
Con gli scongiuri del caso, Chus Lago effettuerà quindi la prima solitaria femminile assoluta – e quindi anche spagnola – di un lungo couloir di neve, ghiaccio e roccia (2000 metri di dislivello), che la impegnerà su tutti i terreni di montagna.
Quando poi abbiamo letto che la sua nuova via è già stata battezzata Galfrio, ci è molto piaciuta la scelta del nome, a noi che non diamo del tu allo spagnolo: Galfrio, Gal-frio, sembrava un nome composto, in cui il frìo sarebbe stato certo presente, considerate le dure condizioni meteorologiche previste (temperature a – 30° con effetto windchill fino a – 60°).
Rimaneva una domanda a cui non sapevamo rispondere: perché la forte alpinista aveva già dato in anticipo un nome alla via che avrebbe affrontato? Molti apritori aspettano il ritorno per comunicare appunto il nome della nuova salita; in questo caso è invece avvenuto il rovesciamento della usuale procedura.
Scorrendo la relativa pagina internet della Voce della Galizia, abbiamo avuto la risposta, non disgiunta da una piccola delusione.
Il “frio” di Galfrio non si riferisce – o forse lo fa solo in seconda battuta – alle romantiche considerazioni sopra esposte. Al contrario il battesimo sottostà a ferree regole commerciali.
“Galfrìo” è dunque la ragione sociale dell’importante ditta spagnola che commercializza all’ingrosso pesce surgelato e che sponsorizza la spedizione dell’iberica leoparda delle nevi. Chus Lago ha infatti commentato prosaicamente che quello per l’Antartide “è uno dei viaggi più cari”; non appoggiarsi alla predetta ditta le avrebbe precluso la possibilità di partire.
Prima riflessione, intitolata con azzardo “La rivincita del pescato”. I pesci surgelati, giunti in Galizia per essere lavorati e commercializzati, potranno con questa operazione ritornare ai mari d’origine in uno stato di ibernazione che (forse) consentirà loro di riprendere le proprie funzioni vitali.
Seconda riflessione, intitolata saccentemente “Pecunia non olet” (“il denaro non fa odore, non puzza”). Il rigido clima antartico ben si presta alla verifica sul campo del concetto espresso dai nostri avi romani: il freddo anestetizza infatti il senso dell’odorato.