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martedì, 30 novembre 2004

MONTE BIANCO, SULLE TRACCE DELL'ILLUSTRE GENITORE

postato da carlocaccia alle 11:14 in alpinismo
Si chiama come suo padre, John Harlin, e come lui ha voluto scrivere il suo nome sulla più alta vetta delle Alpi, realizzando un sogno nel cuore della parete Sud nei pressi del Pilier Dérobé e del Pilier Bonington, saliti dall'illustre genitore nel 1963 e nel 1965. L'avventura è cominciata nell'agosto scorso con Mark Jenkins, ma il primo capitolo si è concluso con una ritirata a causa del maltempo. Unica soddisfazione, il superamento di un tetto valutato 5.11 e "abbellito" da una stalattite di ghiaccio lunga 3 metri, che Jenkins ha opportunamete fatto piombare a valle. Harlin III, direttore del prestigioso American Alpine Journal, è così tornato alla carica in settembre e, in compagnia di Julie-Ann Clyma e Roger Payne, in quattro giorni andata e ritorno dall'auto è riuscito a tracciare Dawn to Decadence. Si tratta, in pratica, di una "Superdiretta" della classica Cresta dell'Innominata, che prosegue su roccia tra quest'ultima (a sinistra) e la "Diretta" (a destra). Dettagli su climbing.com.
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LA MONTAGNA MECCANICA

postato da mauromazzetti alle 07:28 in varia

Segnaliamo un paio di notizie apparse in rete.

 

La prima notizia concerne la mobilitazione contro i piloni giganti della linea ad alta tensione che dovrebbe collegare Spagna e Francia attraversando i Pirenei; la linea elettrica si avvarrebbe di (e si appoggerebbe a) picchi e passi alpini che collegano i due versanti di questa catena montuosa,  nodo culturale prima ancora che orografico. A questo proposito il sito pyrenees-pireneus.com si chiede dove stia la verità, se a favore o contro l’opera.

 

La seconda notizia riguarda le ipotizzate turbine a vento nei pressi di Stanedge Lodge (v. il sito di Nigel Spencer), zona di arrampicata in Gran Bretagna. A differenza del progetto franco-ispanico, questo sarebbe a gestione privata e sostituirebbe un rumoroso generatore diesel. Ecco le specifiche. Altezza: m.10, 3; lunghezza pale: m 2,75 l’una; colori: grigio e nero.

Ma scavalchiamo le Alpi per sconfinare in Italia.

 

Chi risale la valle di Champorcher (Aosta) non potrà non andare a sbattere contro altri piloni, quelli del famigerato Superphenix, elettrodotto italo-francese che ha cambiato i connotati alla Reale Strada di Caccia fatta costruire dal re Vittorio Emanuele. Anche chi si addentra nel vallone dell’Urtier (versante di Cogne) dovrà fare i conti con queste incombenti strutture metalliche, che segnano indelebilmente la Finestra di Champorcher, colle che mette storicamente in comunicazione le due valli valdostane.

 

Spostandoci ancora più ad est, ricordiamo poi la val di Mello e la val Masino, dove lo scontro tra ambiente ed interessi economici si chiude al momento sul punteggio di 1 ad 1.  Dopo l’efficace protesta contro la captazione dei torrenti della sponda meridionale della val di Mello, l’attenzione si è rivolta alla val Masino, dove esiste un progetto per la costruzione di due centrali idroelettriche.

 

E chiudiamo con gli impianti di risalita, sparsi sulle Dolomiti a piene mani.

 

Sembra quindi che l’arte meccanica greca si sia trasformata da studio del movimento dei corpi in comportamento automatico, quasi privo di volontà o di intelligenza.

Come appare invece evidente da quanto finora scritto (e letto), i piloni che preferiamo in montagna stanno nel bacino del Freney; inoltre ci piace molto di più giocare con i figli, costruendo tralicci - rigorosamente in miniatura - con il Meccano.

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lunedì, 29 novembre 2004

ETTORE DE BIASIO SI RACCONTA

postato da marcoconte alle 22:32 in alpinismo
Non è facile farlo parlare ed è praticamente impossibile riuscire ad attirarlo su un palco in qualità di oratore, ma una volta ogni tanto qualche traccia dell'alpinista di Cencenighe Ettore De Biasio si riesce ancora a trovare. Una di queste occasioni si è materializzata sul Corriere delle Alpi di Belluno dello scorso mercoledì 24 novembre, quotidiano per il quale il "custode delle Pale di San Lucano" ha concesso una lunga intervista pubblicata sulla pagina della cultura ed intitolata "Quei cavalieri senza divisa". Come molti si ricorderanno, Ettore è l'autore della bella e completa guida alpinistica sulle Pale pubblicata in luglio da Luca Visentini Editore.
All'interno dell'articolo Ettore spazia dal comprensorio delle Pale di San Lucano («non hanno mai garantito gloria ed onori a nessuno, bensì hanno dispensato molta fatica ed impegno fisico, anche ai grandi nomi dell'alpinismo») fino ai ricordi personali («la passione di addentrarmi nei recessi delle Pale di San Lucano mi ha spinto a documentarmi sulla loro storia passata, scoprendo i grandi nomi che in anni lontani ne avevano salito le cime»). Ma è soprattutto sul fascino dell'ignoto e dell'esplorazione, emozione così comune nella Valle dei sogni, che Ettore si dilunga: «Proprio come succede quando si corteggia una donna, la conquista di una cima spesso ci ricorda che la parte più bella del percorso è rimasta alle spalle [...] Mi piace che rimanga questa atmosfera di ignoto e di mistero, perché a voler conoscere tutto, l'oggetto del desiderio perde di significato».
Certo, l'alpinismo non per questo motivo deve fermarsi qui, tutt'altro! «Sulle Pale di San Lucano esistono ancora sette grandi problemi alpinistici,» conclude Ettore, «"sette sorelle" che attendono una soluzione da parte di forti cordate degli anni a venire». Che dire, conoscere tutto sarebbe proprio una bella responsabilità. Meno male che non siamo ancora diventati grandi.
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ALMA DE BLOG: tra CIMOLAIS e MEXICO

postato da albertoperuffo alle 09:39 in intraisass

Chissà cosa penseranno gli attenti lettori del blog di queste nostre continue incursioni “al di là della verticale”... Eppure, anche quando la montagna e il suo abusato cliché poco-orizzontale fa da semplice sfondo per avventure zero-verticali, quanto l’orizzonte di un bosco o di una popolosa città, anche in quelle sospette condizioni si possono creare scritture o sguardi profondamente verticali, sguardi/scritture nate dalla sensibilità di chi la montagna non la vede solo fuori, ma anche dentro l’anima delle cose. Un primo esempio ci è stato offerto dalle nuove variazioni amorose de IL PAESE di Luca Visentini, un secondo, superbo mix di scrittura e fotografia, ci viene ora donato dal reporter Carlos Solito. Lo diciamo: siamo veramente orgogliosi di presentare tra i nuovi contenuti extra di intraisass ALMA DE MEXICO di Carlos Solito :-» Dalle finestre aperte sull’ombra della selva rimbalzano tra i muri strepiti di bimbi e cantilene di madri appena tornate dai campi di caffè o di mais. Coltivazioni abbarbicate su angoli lontani di una quinta di montagne dalle giogaie vertiginose che, a volte, precipitano in canyon mai avari di fiumi, cascate e rapide, e altre volte, lambiscono dolci vallate mascherate dal fitto impenetrabile della foresta vergine, custode delle rovine di incantevoli palazzi e templi della nobile cultura Maya. Una cultura che qui, sugli altos, gli altipiani del Chiapas... «-:

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domenica, 28 novembre 2004

PAESI E AMORI (VOLUME I)

postato da lucavisentini alle 12:15 in il paese

Vigo di Fassa, estate 1968. Camminavamo liberi, precoce Rita, oltre i prati ed i fienili di Larzonei. Là dove adesso sorgono le seconde case e gli alberghi con la sauna turca per gli skiatori. E nel bosco di Santa Giuliana, risparmiato in quell'ultima stagione dalle piste, esitai forse un po' troppo a darti il primo bacio. Poiché tu replicasti: "Era ora!".

Ricordo che ad agosto comprasti Jumping Jack Flash, il più recente 45 giri degli Stones, presso l'Elettricista Pollam. L'unico a vendere musica non soltanto nel paese, ma in tutta la valle allora naturale. I soldi li chiedesti a tuo padre e lui te li diede purché mangiassi la frutta, che solitamente saltavi, della quale avevi invece bisogno. Una banana per l'occasione, mi sembra oggi stesso.

Ci rincontrammo qualche anno dopo, entrambi sulla propria strada, nella campagna reggiana. E dentro una trattoria fra i campi di cocomero, mentre scorrevano i carrelli dei lessi e degli arrosti, ti rammentai l'episodio del disco acquistato in montagna. Tu, passata già a Lou Reed, mostrasti scarso interesse per il fatto e però di una cosa ti sentisti certa: il frutto in questione era una pesca. Insistetti: "Una banana". Una pesca... Una banana... Tagliasti corto: "Sono sicura che si trattasse d'una pesca perché le banane, a parte quelle di carne, non mi son mai piaciute".

Mio caro amore (I), che tu fossi aggressiva o prendessi comunque l'iniziativa, hai sempre precorso i tempi: scappai.

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giovedì, 25 novembre 2004

UN VILLAGGIO DA RECORD; sottotitolo NUMERI IN LIBERTA’

postato da mauromazzetti alle 11:03 in varia, alpinismo extraeuropeo

Dopo la caduta del muro di Berlino, niente è più stato come prima.

Basterebbe questo luogo comune per chiudere il post senza tema di sbagliare. Eppure avventuriamoci tra i numeri, senza peraltro fare della numerologia, che lasciamo volentieri agli imbonitori televisivi come ai seri studiosi.

Resta il fatto che, tra le tante certezze venute meno, anche l’altezza dell’Everest ha subito uno scrollone non da poco. Ma pensate: a scuola era mnemonicamente facile da ricordare il numero 8848. Poi le variazioni si sono succedute fino all’ultimo intervento della spedizione italiana, destabilizzando proditoriamente le quattro armoniche cifre.

Ma non basta. Scendiamo dalla vetta ed attraversiamo la valle Rolwaling fino al villaggio nepalese di Beding, lasciando da parte tutti i problemi comuni alle valli nepalesi, problemi che spaziano dal sociale all’economia, dall’istruzione alla sanità.

Nonostante tutto, Beding è infatti riuscito suo malgrado a fare notizia in ambito internazionale.

Team India segnala così che questo villaggio dà del tu all’Everest come nessun altro. Due fratelli sherpa di Beding hanno salito per ben dieci volte ciascuno il tetto del mondo; conteggiando anche i fratelli, passiamo a 24 salite. Ma non basta: se consideriamo la famiglia allargata – si sa che in un piccolo paese si è sempre parenti di qualcun altro – il numero di ascensioni portate a termine “vittoriosamente” sale addirittura a 142.

In verità non sappiamo granché di quanto succede veramente in quel paese; suggeriamo comunque la visione della cassetta Khangri – La montagna per conoscere qualcosa di più sulla vita vera degli sherpa, popolo gentile, fiero e negletto.

Sarebbe inoltre interessante scavare almeno un po’ in questa realtà, per conoscere episodi, fatterelli, personaggi e storie; purtroppo però a Beding non abbiamo attenti corrispondenti privilegiati come a Cimolais…

mercoledì, 24 novembre 2004

Scienza e superstizione: RASSEGNA STAMPA

postato da albertoperuffo alle 09:44 in

Due articoli sui quotidiani di oggi...
LA PROVINCIA:-) Scienza e alpinisti alzano l'Everest
. Nuova quota determinata in 8852,10 metri ma senza la neve e il ghiaccio è di 8848,82. E gli strumenti dicono che il monte si sposta verso Nord-Est: 58 centimetri in 12 anni.
L'ADIGE:-( Tre persone che sono venute in contatto con Ötzi subito dopo il suo rinvenimento sono morte
. La maledizione della mummia. Per Reinhold Messner «sono tutte sciocchezze». La leggenda.



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martedì, 23 novembre 2004

DEDICATO A ... MILANO!

Dedicato ai pendolari di Milano, quelli che la sera escono dal lavoro dopo le 18:00 e quando va bene mettono piede in casa un paio d'ore dopo; dedicato a chi vive in Brianza o sotto le Grigne, quelli che ogni tanto (ma proprio tanto tanto) è bello fare un giro di sera a Milano; dedicato a quelli che il giovedì si trovano sempre in Galleria nelle sedi della SEM o del CAI Milano perché hanno voglia di parlare di montagna e non sanno dove altro andare; dedicato a tutti voi: una grande settimana di montagna a Milano.

Inizia domani mercoledi 24 con la serata organizzata da Musica e Montagna tutta da scoprire.

Prosegue poi da giovedi 25 a domenica 28 con la rassegna del cinema e del libro di montagna Montagne in città organizzata per la prima volta a Milano da Alt(r)i Spazi in collaborazione con Versante Sud e decisamente da non perdere. Tutti i dettagli nel programma in formato PDF.

IL FESTIVAL DI LES DIABLERETS e la paura del colombre

Un mese dopo il viaggio al Filmfestival di Teplice nad Metuji, Repubblica Ceca, di cui ho abbozzato alcune impressioni qualche settimana fa, eccomi ripartire da solo per la 35° edizione del più celebre Filmfestival svizzero dedicato alla montagna, quello di Les Diablerets, nel Vallese (18-25 settembre 2004, www.fifad.ch ). Oltre la serpentina di tornanti del Passo del Gran San Bernardo e il gran solco della Valle del Rodano, giungo al villaggio turistico che dà nome al Festival, ben curato e costellato di chalet in legno sparsi per la conca verdeggiante. Purtroppo, causa altri impegni, non posso cogliere che un assaggio della rassegna, cioè gli eventi di un giorno e mezzo su otto totali. Su 26 film in concorso ne vedo 11, più tre in retrospettiva. I contorni non sono male: buffet di specialità svizzere, “raclette delle guide” e possibilità di escursioni al mattino. L’unico difetto dal punto di vista dell’unico italiano con un film in concorso è, appunto, il fatto di essere l’unico. Nonostante l’internazionalità del festival la frequentazione è decisamente francofona – e, indubbiamente per pura coincidenza, anche i nove riconoscimenti fra premi e menzioni vanno tutti a film di registi di lingua francese. Una bella occasione di incontro come questa guadagnerebbe molto dalla presenza di più stranieri. Colpisce invece il forte interesse delle televisioni svizzere per la rassegna: ecco un solco più profondo che separa l’evento dall’Italia. E tuttavia c’è una conseguenza che fa riflettere: il pubblico, benché in crescita rispetto al passato, non è così numeroso come mi aspetterei nello Stato alpino per eccellenza. Forse perché le tv degnano già la montagna di una certa attenzione, tanto che l’evento cinematografico non è atteso in modo spasmodico come, ad esempio, da noi?

Quando in piena notte proiettori e canti popolari si spengono, salgo al Col du Pillon in auto per dormirci dentro, avvolto da piogge e nebbie. Le sequenze dei vari film continuano a passarmi davanti agli occhi. Rivedo situazioni straordinarie come nel vincitore Zanskar, le chemin des glaces, con i piedi nudi di quegli uomini sul fiume imalaiano ghiacciato; ambienti pazzeschi per varietà naturalistica, come in Voyage au centre de la pierre nel labirinto calcareo del Madagascar; o mostruosi per degrado, come ne L’or du glacier dedicato alla bidonville peruviana presso una miniera d’oro a 5400 m. Ma chissà perché mi viene invece da pensare a qualcosa che non riesco a vedere. Un essere che a poco a poco metto a fuoco, finché si definisce: ecco che cosa mi manca! Il co-protagonista di uno dei più straordinari racconti di Dino Buzzati: Il colombre. Un racconto di mare, che evoca l’enigma della montagna forse meglio di qualsiasi altro.

«Quello è un colombre. È il pesce che i marinai sopra tutti temono, in ogni parte del mondo» si sente dire il giovane navigatore cui è capitato di scorgerlo. «Fin che tu andrai per mare non ti darà pace». Eppure non riesce a rinunciare a quella vita: Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. [...] Sapeva che fuori c’era il colombre ad aspettarlo, e che il colombre era sinonimo di rovina. Perché rovina tutti affermano che porti, quel simbolo incomprensibile dell’essenza del mare. Finché un giorno, nell’estrema vecchiaia, il navigatore smette di fuggire, e gli va incontro su un guscio di noce. «Che lunga strada per trovarti – gli confessa finalmente il colombre -. E tu fuggivi, fuggivi. E non hai mai capito niente». E mostrando sulla lingua una misteriosa sfera: «dal re del mare avevo soltanto avuto l’incarico di consegnarti questo».

Allora il vecchio riconobbe la famosa Perla del Mare che dà, a chi la possiede, fortuna, potenza, amore, e pace dell’animo. Ma era ormai troppo tardi, chiude Buzzati.

È tutto qui, mi dico, quello che dovremmo riuscire a raccontare in un film. Questi momenti segreti che la nostra società evita come il demonio; quei momenti in cui la fuga dall’arazionale si ferma in qualche luogo di solitudine, e un essere misterioso ci porge uno strano cristallo dicendo: «dal re della montagna avevo soltanto avuto l’incarico di consegnarti questo».

No, no, non posso. Sai, la televisione, il palinsesto, i produttori, le giurie, la critica...

Nella nebbia densa e bagnata, sotto il nevischio, ripasso il Gran San Bernardo. Mi sembro in un sottomarino che naviga nel liquido dei misteri non detti; mi pare di vederle, le antiche calotte dell’immaginazione che fondono sotto i raggi catodici, e la superficie delle onde che sale, sale verso le cime dei monti invisibili, lassù, da qualche parte.
«Addio, pover'uomo» rispose il colombre. E sprofondò nelle acque nere per sempre.

lunedì, 22 novembre 2004

SERATE ALPINISTICHE IN VALBELLUNA

postato da marcoconte alle 21:52 in incontri e manifestazioni
In attesa degli ormai prossimi rigori invernali, gli ultimi scampoli della stagione autunnale vengono dedicati come di consueto alla "manutenzione" dell'immaginario collettivo ed individuale riconducibile all'universo simbolico della montagna, del viaggio e dell'esplorazione. Per i prossimi giorni diversi sono gli appuntamenti, le conferenze e le proiezioni di diapositive programmati qua e là per la Valbelluna. In prima linea c'è ad esempio la Sezione di Belluno del CAI "Francesco Terribile", che per giovedì 25 novembre propone la serata finale della rassegna di diaporama In Viaggio per...: spedizioni in ambienti extraeuropei illustrati al pubblico dalla viva voce dei protagonisti. Animatore dell'appuntamento di giovedì alle ore 20.45 presso la sede di Baldenich è Lino Mottes, autore delle due proiezioni intitolate rispettivamente "Mongolia, sorprendenti meraviglie" e "Iraq, quale futuro per la culla della civiltà?".
Il giorno seguente, venerdì 26, è invece la volta del CAI di Feltre con la seconda conferenza della manifestazione Al di là delle cime più alte: ospite della serata è Valentina Pastega, medico al seguito di un trekking del CAI alla base del K2, autrice di un intervento intitolato "K2, dalla conquista alla conoscenza". Da segnalare anche il successivo appuntamento di venerdì 3 dicembre con Maria Antonia "Tona" Sironi, fondatrice della sezione italiana dell'associazione Eco Himal, nonché alpinista di primo piano nel corso degli anni Sessanta e Settanta. Allieva del professor Desio e traduttrice in italiano di quasi tutte le opere di Kurt Diemberger, Tona si dedica da almeno vent'anni alla tutela e alla promozione della cultura tibetana nel mondo. La conferenza da lei tenuta si intitola "Dove le montagne sono Dei": entrambi gli appuntamenti sono stati programmati per le ore 20.30 presso la sala del Centro Guarnieri a Pedavena.